Le donne e i fiori di Viviani

Di Max Vajro, da "Roma", 13-05-2003

Le immagini forse più belle della donna contemporanea - a parte quelle personalissime ma stravolte, di un Picasso o di un Modigliani - sembrerebbero quelle di Roberto Viviani, un prodigioso artista che con una pittura consolatrice di ispirazione figurativa (è stato allievo nell’Accademia di Napoli con Brancaccio ed Emilio Notte) immerge dolcemente figure femminili in giardini esotici o nostrani, con riflessi orientali nei volti e una ricca flora di contorno e di sfondo, che comprende piante esotiche ma anche girasoli, fiordalisi, clematidi; una flora in cui si vedono di fanciulle statuarie o attonite o con lievi sorrisi leonardeschi, che restituiscono alla figura femminile una sua dignità spirituale o talvolta appena allusiva, ma con nudità sempre caste anche se fiorenti, come se le statue di antichi giardini, angeli di Chiesa, frammenti greci fossero scesi tra noi per diffondere pace, sincerità, semplicità, onesti sguardi senza malizia.

 

Di Viviani si sono occupati numerosi critici: qui mi piace ricordare l’amico carissimo Piero Girace, che fu critico d’arte nel “Roma” prima e dopo la guerra. Per una Mostra di Viviani egli scrisse che l’Artista “al di là di Odilon Redon, mette nei suoi fiori una carica di sensualità e di una gioiosa freschezza coloristica, così come faceva Renoir con i suoi celebri nudi immersi in atmosfere luminose”.

 

Felicissime anche le testimonianze - raccolte nel bel catalogo della Mostra Vivianea che si tiene in questi giorni nelle Sale del “Denaro” in Piazza dei Martiri - di Arcangelo Izzo e di Angelo Calabrese, due critici che hanno conosciuto bene l’uomo e il pittore Viviani. Molto acuta anche l’osservazione di Dino Villani, il famoso inventore della Scienza della Comunicazione, critico e collezionista oltre che maestro nella pubblicità (ricordate il suo concorso per un famoso dentifricio col motto “mille lire per un sorriso”?), il quale andò per primo oltre la bellezza dei dipinti e avvertì in Viviani giovanissimo la preoccupazione per un mondo “che rischia la rovina se l’uomo non vi porrà rimedio”. E qui vale rilevare come questa osservazione di Villani, di trenta anni fa, si sia rilevata acutissima, come tutti possiamo vedere, cominciando a tenere sul comodino il catalogo di Viviani come viatico per un viaggio collettivo assai imminente...

 

Nei Girasoli di Viviani non c'è il drammatico contorcimento di quelli di Cezanne, i petali qui avvolgono lo sguardo e lo addolciscono; e pochi fianchi femminili furono più sensuali di quelli opachi e lisci come biscuit, e confusi tra le foglie ed i fiori di lussuriosi giardini. Sembra che queste donne si facciano largo nella vegetazione con una prorompente sensualità, ma nel frontale confronto con i fiori la figura femminile non prevarica, anche se l’Artista si è impegnato a fondo per dare un tremito di erotismo alle sue modelle (come in “Reminiscenze” o più ancora in “Ricerca di stile” con quel magnanimo lombo in primo piano..)

 

Pittura bella, gradevole senza essere conformista o ripetitiva con tante dolci e serene emozioni che non si possono descrivere sul foglio. Roberto Viviani si palesa decisamente un artista pensoso, di una semplicità che è solo apparente, un gusto finissimo, un deciso senso del disegno e della composizione, un grande amore per la natura, con allusioni ironiche e garbatissime: un seno nudo tra rampicanti, il cui roseo bottoncino sembra il piccolo cuore di un fiore.

 

Il critico, dopo aver visto questa sorprendente successione di bellissimi fiori tropicali e nostrani, e di donne dalla pelle come petali, non ha nulla da criticare: fa qualche passo, ammira e procede lungo le pareti, sostando ogni volta un po’ commosso.

 

 

 

 

 

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