Tre artisti amici a Castel dell'Ovo

Di Rosario Pinto (dal quotidiano "ROMA" giovedì 01 luglio 2010)

 

Tre artisti nelle sale delle Terrazze di Castel dell'Ovo, tre personalità che propongono un percorso che è quello delle proprie individualità creative ed è anche quello che, a specchio, consente di avere un immagine della produttività artistica napoletana, così come
si è svolta negli ultimi decenni.

Vittorio Vastarelli, Roberto Viviani e Giovanni Villapiano sono i protagonisti di questa tornata espositiva. Non hanno affinità stilistiche che lil stringano, ma hanno un comune legame di solidarietà umana, la condivisione di mille battaglie artistiche combattute sul campo e spesso, come si suol dire, col "coltello tra i denti". Portano questi tre artisti il carico di sofferte esperienze produttive ed hanno attraversato praticamente tutto il secondo cinquantennio del secolo del '900 rimanendo sempre fedeli ad un idea dell'arte che fosse quella di una pratica intensa e vibrata, caratterizzata da impegno e dignità, lontana dalle mode e dai clamori e rivolta, invece, alla affermazione di una propria cifra espressiva.

Vastarelli e Viviani, ciascuno col segno imprimente della propria personalità, evidentemente, hanno dato corpo ad una pittura di stampo figurativo, nient'affatto attardata sui moduli della tradizione ma rivolta alla ricerca d'una cifra espressiva che restituisse attenzione
al dato realistico, senza rimanerne prigionieri.
La scelta di una colorazione brillante, la profilatura intensa e profondamente segnata dei volumi fanno della pittura sia di Vastarelli che di Viviani una costruzione attenta e puntuale, che non mira ad ottenere il facile consenso ma si dirige a proporsi innanzitutto come
testimonianza.

La prospettiva creativa di Giovanni Villapiano si distingue invece per una proprietà di intervento che sceglie l'abbandono della refenzialità figurativa, concentrandosi nella produzione di un immagérie che mostra ancora vivi e producenti gli esiti delle sue prime esperienze d'ordine "nucleare" opportunamente, poi refluite in successive ricerche in cui il dato materico e l'empito di una libertà produttiva spontanea non hanno ceduto il passo a soluzioni di comodo più abbreviate e seduttive.
La sua pittura, piuttosto, coniugando ansiti materici e sensibilità espressionistiche ha guadagnato nel tempo in vibratilità segnica e in definizione timbrica.

Non vorremmo dar l'idea di voler trarre bilanci ma questa mostra suggerisce che si guardi con più attenzione ad una produzione creativa che Napoli dovrebbe saper custodire con maggiore attenzione.