Roberto Viviani

di SERGIO TINAGLIA

 

Non esiste alcun contagio, ma libertà assoluta di sentirsi dolcemente, tristemente felice. Non esiste alcun aggancio, ma la libertà di esprimersi con brani lirici e pittorici che, sempre, divengono canto, inno, preghiera eco sommessa, dolce richiamo, fantasia delicata che sa di sogno, di realtà trasformata, mutata, divelta dall’oggetto rappresentato, assorta e fuggente come una suggestione senza tempo e senza confini. Le componenti delicate, quasi come una tematica prepotente, sono le sue farfalle, i suoi nudi femminili che si tramutano in colori, processo meraviglioso, senza ritorno, della crisalide. Le tele di Roberto Viviani sono una incessante testimonianza di dolce fedeltà alla natura, al mondo che circonda questo pittore, un mondo interiore, composto di luce, di colore, di campagna, di vento e di fiori, di tristezza e di sorrisi. La sua pittura, allora, diviene un linguaggio che è anche un codice, aereo, religioso, dove la religiosità si sviluppa in fase ascensionale, tale da diluire ogni rappresentazione, come se il tutto svanisse in una speranza insolita, primordiale, da attuarsi in un mondo fantasioso, dove anche la realtà appartiene ai sogni di questo artista, che, a volte, contempla il suo mondo con fanciullesca gioia, a volte con stupore, a volte con profonda malinconia. Ed è in questa malinconia, composta di tenerezza, che Viviani tesse le sue tele, spaziando in profondità infinite, dove il concetto di universalità pervade ogni pennellata in strane, a volte imprevedibili, dissolvenze nelle quali erompe l'immaginazione dell'artista che non trascende mai e che non si lascia prendere la mano, ma procede con fasi e sintesi essenziali quasi generate da matrici che sono parte integrante e componenti insostituibili dell'animo e della sensibilità di Viviani.

Potrebbero le sue farfalle, i suoi fiori, le sue eteree accorate e senza volto fanciulle appartenere ad un mondo onirico, creato non dal sogno ma dalla realtà, vista da questo artista con un’ottica personalissima? A quel mondo irreale che solo a lui appartiene e che solo in lui può esistere?

Ritengo che proprio in questo mondo si cela la delicata e complessa personalità di questo pittore evocata in accordi di colore, elevata a messaggi dove intelletto e conoscenza si scompongono in tessere di un dialogo che è mosaico e orizzonte, che è tempo e dimensione, che è poesia. Poesia che è amore delicato e incandescente, quasi una filosofia dell’esistenza, rappresentata da quelle esili farfalle, non impazzite per il sole, per i profumi della terra, per i colori dell'estate, ma farfalle quiete, tranquille nel loro bruciato spazio di vita, adagiate quasi sempre su un corpo di donna, generatrice di vita in un simbolico desiderio di afferrarla e non lasciarla mai sfuggire. Farfalla che è anche frivolezza, indecisione, dubbio, tenerezza, esilità come lo è l’animo femminile, farfalle che recano sulle loro ali la storia del mondo come lo è per Viviani, che ci racconta la sua storia o le sue storie in fantastiche ondulazioni, in tenui vibrazioni, trasformando spesso le sue tele in accordi musicali, dove l’atmosfera è densa di suoni, sfumati e ritmati sul pentagramma dei colori.

Roberto Viviani, con i suoi quadri, ci propone la grammatica della pittura dove la sintassi musicale delle sue pennellate accorda periodi e temi, sprigionando luci ed ombre, creando espressioni ed emozioni, dove l’aspetto lirico esalta i contorni, le linee, i volumi che si vestono di un fascino tale da coinvolgere il fruitore, avvincendolo, prendendolo per mano per condurlo al di là delle pareti di quel mondo fatto d'amore, di fantasia e di poesia che è proprio di questo artista.

 

 

 

 

 

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