Le nature vive di Viviani alla galleria "Il Torchio" di Modena

di NAZARIO BOSCHINI dal giornale “Modena flash”  22/02/1981

    

i grande interesse è la mostra di Roberto Viviani, pittore napoletano che espone le sue opere nella Galleria “Il Torchio”, in via Modonella. Ritroviamo qui le sue celebri “Nature vive”, cioè composizioni improntate ad una natura lussureggiante, tutta fiori, cielo e farfalle: quadri di colore fremente che si staglia su azzurri tiepoleschi o turchesi orientali. Viviani, però, non descrive in queste composizioni una situazione distante, staccata o complessiva. Egli porta il soggetto in primo piano, ma non per scavarlo con violenza o proporlo con crudele meticolosità, ma per dare modo a chi osserva di partecipare alla stessa forza immanente nella natura. Molto giustamente Michele Prisco scrisse che queste “nature vive” non sono state dipinte per essere osservate ma per “andarci dentro” e trasformare chi guarda: da spettatore a partecipe.

Fiori, farfalle e foglie, quindi, ma presi per sé, fuori dal contesto di un giardino. In realtà, Viviani affronta anche questo discorso più ampio, costruendo però “Giardini di Afrodite”, in cui la bellezza del fiore sembra quasi volersi astrarre, diventare profumo per collegarsi con la bellezza muliebre, qualche volta un po’ rigida e statuaria, molto più spesso molle, venata da una sensualità non chiassosa ma snervante con i suoi toni bruni di colore. Qui si coglie meglio che altrove la meridionalità di Viviani, il senso di una vita in cui cercare la raffinatezza, ma senza clamore: pura contemplazione, piacere più sognato che vissuto, proposto con quella ombra di mistero che rende pensosa e sottile la gioia di vivere.

 

Roberto Viviani alla galleria "Il Torchio" di Modena - Un accordo tra poesia e musica

di MICHELE FUOCO dal giornale “La Gazzetta” - Modena, 26/02/1981

 

C’è una struggente nostalgia di purezza nelle opere di Roberto Viviani esposte al “Torchio”. La si coglie subito nei suoi fiori, nelle sue farfalle, in questo suo mondo al confine tra l’animale ed il vegetale, in un mondo che si oppone a quello in cui l’autore vive (Viviani abita a Barra, nella immediata periferia di Napoli) fatto di rumori anche assordanti, di intenso traffico, di un vociferare continuo anche se allegro, ma soprattutto di un’aria resa quasi irrespirabile da industrie che, negli ultimi anni, sono nate come funghi.

Si capisce, dunque, come la sua pittura possa essere una forma di evasione da un ambiente che Viviani rigetta intimamente ma al quale si sente avvinto indissolubilmente da quei ferrei legami di storia, di tradizione, di vita personale. In fondo aveva ben ragione Blaise Pascal quando diceva che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non può comprendere”. E così Viviani - uomo - resta visceralmente aggrappato alla sua Napoli, mentre Viviani - artista - ha saputo realizzare un suo specifico ideale di bellezza che si pone come mirabile accordo tra poesia e pittura.

Non è certamente un caso che il pittore partenopeo si sia rivolto a rappresentare fiori e farfalle. Che cosa, infatti, vi può essere di più poetico in natura dei fiori e delle farfalle? Ed ecco che le loro forme vengono intrise di una tenerezza sentimentale alla quale ben si accorda la rigorosa castigatezza del colore. Per questo tutti gli elementi reali, rivissuti nella sfera dell’onirico, perdono pesantezza ed acquistano in luce filtrata di poesia…

 

Roberto Viviani alla galleria "Il Torchio" di Modena

di FERRUCCIO VERONESI dal giornale “Il resto del Carlino” – Bologna, 21/02/1981

 

Al “Torchio” di via Modonella una stimolante personale di Roberto Viviani, il 49enne pittore napoletano di notorietà nazionale. “Nature vive” egli chiama questi suoi elementi vegetali ed animali (fiori, farfalle) che hanno come sfondo nudi femminili. “Ad un certo punto – scrive Michele Prisco – è tale la suggestione che emana da queste tele, che ti sembra di sentire come un torpido ronzio sonoro”. Solo apparentemente, insomma, questa ricerca s’accosta a quella di Sutherland: in entrambi c’è la fantasia allusiva; mentre però nel maestro inglese il motivo della metamorfosi si carica di significati inquieti e drammatici, qui la chiave di lettura è di un lirismo raffinato ai limiti della rarefazione.

 

 

 

 

</body>