I nudi di di donna con fiori e farfalle di Viviani

di Bruno de Cesco, presentazione al catalogo.

 

        Se dopo aver contemplato in silenziosa solitudine le opere di Roberto Viviani, cercando di captarne le più misteriose e genuine vibrazioni metafisiche, se dopo aver meditato a lungo alla ricerca della loro chiave magica che ci può scoprire i sofferti e sognati motivi dell'ispirazione artistica, finissimo con il valutare i suoi quadri come il segnale psichico di complesse turbe oniriche o, peggio ancora, come la palese ed anche voluta dimostrazione di una formale e leziosa ricercatezza anacronistica, del tutto avulsa quindi dal linguaggio corrente, ci si troverebbe in entrambi i casi completamente fuori strada.

E per un motivo assai semplice e chiaro, perché le due “classificazioni” (tanto per dire) starebbero proprio a segnalare il grossolano e facile trabocchetto, in cui si è lasciato cadere l’ignoto e frettoloso osservatore, che sbrigativamente ha scambiato i limpidi e setosi nudi femminili o le multicolori ali auropolverose delle farfalle o la gamma floreale variatissima e fantasiosa come altrettante tavole tricromiche, sia pure accuratamente eseguite, a corredo di un qualunque manuale pseudo scientifico.

 

Infatti prima di cercar di capire, di penetrare e quindi di giudicare la grazia delle forme e la luminosità cromatica del nostro pittore partenopeo (nelle cui vene scorre il sangue generoso del celeberrimo “scugnizzo” di palcoscenico Raffaele Viviani), occorre rendersi conto non solo, ma avere sempre presente la sequela di esperienze tecniche e di ispirazioni stilistiche attraverso le quali l’artista è giunto infine a queste sue ultime conquiste, da cui trasale come in canto di una olimpica serenità fecondatrice, l’inno all’eterna bellezza in fiore.

 

Roberto Viviani (che ha partecipato ad una catena innumerevole ed incessante di esposizioni, che ha opere sue nei principali musei del mondo, da Firenze a Parigi, da Roma a Bruxelles, da Lisbona a New York) è giunto a queste sue odierne realizzazioni artistiche dopo una lunga consuetudine con l’informale, nel cui magma cromatico, grado a grado, giorno per giorno, seguendo un inarrestabile processo evolutivo, i fiori si sono rivelati nella loro inconfondibile personalità fatta di sepali, di petali,di corolle, di pistilli,di foglie; gli insetti si sono rivestiti della loro policroma impalpabile grazia, mentre dai volumi indecifrati, compenetrati ed ignoti è sbocciata infine, come liberata, la linea purissima ed incantevole del corpo femminile, così come appare, splendente e rorida Venere uscente dalle spume del mare.

 

Ed ecco per il pittore un corpo fiorente di donna trova il suo giusto risalto in un contorno di corolle sbocciate ed aulenti, scopre che nessuna gemma per quanto preziosissima può accrescere il fascino di una forma femminea nuda se non un piccolo essere incantevole e fragile, stupendo ed intoccabile come una farfalla, per cui è naturale che essa si posi lieve sulla liscia e rosea epidermide come indugiasse fra i petali di un fiore per suggerne il nettare. Non c’è posto né per l’impudicizia e meno ancora per la malizia, quando due, anzi tre bellezze (la donna, il fiore e la farfalla), compongono un insieme di così inimitabile armonia.

 

Una sensazione pressoché uguale si prova quando alla aggraziata forma viva il pittore avvicinerà la statua della Venere di Simoes o quella di una divinità indiana. E facile anche sarà spiegare perché le bellezze muliebri di Viviani appaiano tutte acefale, cioè non siano mai illuminate dalla morbida profondità di uno sguardo o dalla accattivante dolcezza di un sorriso. Perché niente alteri o modifichi con un particolare significato la pura poesia della forma.

Ne è certo il caso qui di far paragoni o di frugare nella memoria alla ricerca di nomi, di eredità o il filo di inconcepibili ascendenze. Questo è oggi il linguaggio con cui preferisce esprimersi il pittore napoletano e non importa assolutamente niente se altri si spiega o tenta di farlo in modo del tutto diverso.

Più dell’oro possanza sovra gli animi umani ha la bellezza” scriveva il Parini. Questa, a nostro modesto parere, è la chiave magica dell’ultima ispirazione pittorica di Roberto Viviani.

      

 

 

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