Le donne di Viviani

di Sergio Tinaglia, Aradeo, Maggio 1979, presentazione al catalogo.

 

Una serie di storie o una storia sola, non ha importanza. Il racconto di anime sole e lontane, il racconto esile di amori, di sofferenze, di livi gioie, dove l'assenza di ogni sentore si trova all'interno, come sottili parentesi legate al contrappunto psicologico del personaggio, rarefatta illusione di un sogno che non lascia segni, se non di antiche fantasie: ecco le donne di Roberto Viviani!

E' tutto un gioco di immagini che offrono ampi varchi alla immaginazione; i volti sono tutti "al di la del muro", quel muro creato dagli impatti della coscienza, perchè il vero volto lo dona Viviani a queste sue donne, un volto che, apparentemente, non esiste se non nell'animo dell'artista, creato e fantasticato durante le notti insonni, durante le passeggiate solitarie, oltre le barriere dei sogni, oltre i pensieri. Un volto che è quello di tutte le donne, che è quello della donna che si ama, che è quello della donna che non ha voluto amarci.

Le donne di Roberto Viviani percorrono strani sentieri, tracciati da linee poetiche, iscritte nei righi musicali di una sinfonia che appartiene ad un mondo, forse anche surreale, che si inserisce addagio, lentamente, con dolcezza, con tristezza, con infantili gioie, piccole, come piccoli sono i seni, certi pube appena segnati, certe trasparenze che non permettono di indagare oltre, di penetrare oltre.

Seni, pube, anche corpi delicatamente nudi, dai pudori appena accennati, delimitati da una fascia antica di antichi ricordi, avvolti da magie, come cabale e regine di insoliti tarocchi che esistono soltanto nella fantasia di un poeta.

Le donne di Viviani sono l'amore, il desiderio dell'amore, sono la purezza e la passione, sono schiave e padrone dell'immagine, del colore, del segno, sono puri oggetti e romanzeschi personaggi, sono dee di un mondo mitologico e comune mortali della strada.

Sono, a volte, la rappresentazione mitica della follia. Spesso mi chiedo se esse rappresentano la speranza di un mondo che scompare, le religioni di ogni tempo e di ogni luogo, la pace allegorica di tutti gli uomini, il desiderio dell'artista di fermare nel tempo, sulla tela, il percorso dei suoi pensieri, la gioia di poter contemplare la realizzazione grafica delle sue fantasie, la disperata coindizione, tragica e sublime, della donna legata al piacere a alla morte.

Oppure rappresentano un mondo ancestrale, fermato sulla terra e rapito alla psiche? Un mondo che si cela nei cieli e sprofonda nella terra, comunque un mondo che resta incontainato, perchè incontaminate sono le donne che lo popolano, anche se alcune potrebbero rappresentare il vizio, la lussuria, la libidine. Un mondo dove l'amore, nelle sue varie modificazioni, resta sempre terso, puro direi, quasi verginale.

Poi la narrazione, intimistica, che queste donne fanno. Una narrazione raccolta, riassunta con tratti larghi, con macchie ed espansioni di luce, improvvise, dove i piani sono arditi, rinnovati e partecipi, espressione viva ed intensa. A volte il racconto di queste donne si innesta nella sfera programmata di ogni giorno, il più delle volte, però, resta agganciato ai ricordi, alle fantasie dell'autore, anche con ironia se è il caso, anche con pacata assurdità, in chiavi lievemente surreali, che trascinano, affascinano, interessano.

L'apprezzamento naturalistico è appena accennato, senza compiacimenti che potrebbero scadere nella banalità e nella retorica, e l'accenno è fatto con pudore, vestito di onestà intellettuale.

Il nudo femminile di Roberto Viviani è diverso, insolito, fasciato da un profondo senso di rispetto e dell'amore e prende, soventele mosse della partecipazione voluttuosa della vita, della creatività dell'essere umano, della felicità di appartenere ad un mondo che, nonostante tutto, si ama.

Viviani affronta, con le sue donne, il senso dell'esistenza umana attraverso le misteriose e suggestive espressioni del suo personalissimo surrealismo e, accompagnato da tutte le sue creature artistiche, egli percorre il lento, ma inesorabile, sentiero che conduce, per chi lo sa seguire, verso i confini dell'umanità.

Gli sguardi assenti e presenti delle sue donne varcano forse le soglie del futuro? Ci permettono forse di gettare uno sguardo sulle scene, per ora sconosciute, dell'ultima spiaggia?

 

 

       

 

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