Roberto Viviani alla galleria "Ghelfi" di Verona

di MARIO DE MARCO dal catalogo della personale – Verona, 16/11/1979

 

Roberto Viviani, con meditata sensibilità, affronta l’argomento senza esasperazioni, senza la morbosità che spesso emerge nella trattazione femminile; egli, pur focalizzando macroscopicamente particolari parti anatomiche, facendo della donna il “sexy simbol”, non cade mai nel feticismo, ma, al contrario, sa conferire alle immagini atteggiamenti che esprimono pudore, riservatezza, naturalezza, se vogliamo, e partecipata passione per quanto di poetico e di esaltante esiste nell’amore e nella bellezza armoniosa del nudo.

Diverse componenti, di natura culturale, sociale e psicologica, si riscontrano nelle pitture di Roberto Viviani, il quale “recupera” aspetti del nudo femminile delle antiche civiltà, di quella greca, di quella indù, per esempio, con le annesse considerazioni storiche riferite ad epoche in cui il nudo, la donna, l’amore fisico, premessa quest’ultimo per un tipo di sublimazione spirituale, non costituivano, come spesso si riscontra oggi, un argomento carico di tabù, di inibizioni e di ipocrisie.

Non credo che gli attuali contenuti della pittura di Viviani consistono in liberazione di inibizioni, né penso che l’artista napoletano esprime atteggiamenti sognanti e di evasione. A me pare, invece, che egli nel trattare il nudo voglia anche puntualizzare alcuni momenti del nostro comportamento, certi nostri atteggiamenti, non sempre sinceri e coerenti, nei confronti della donna.

Il suo discorso, anche se emerge a tratti da situazioni inconsce, appare connotato da volontà demistificante, da esigenza catartica, liberatoria, di rifiuto per quanto di pregiudiziale esiste in noi.

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Ghelfi" di Verona

di GIAN LUIGI VERZELLESI, dal giornale "L'Arena"- Verona, 24/11/1979

 

II pittore napoletano Roberto Viviani, già noto al pubblico veronese, espone alla galleria Ghelfi i suoi dipinti decisamente anacronistici e incantati, in cui ricorrono figure di statue antiche e di fanciulle in fiore accanto ad altre non meno suggestive immagini di fiori, farfalle, insetti ingigantiti ma paciosi e beati.

Allungando lo sguardo in quel piccolo eden, dove tutto contribuisce a creare un clima di raffinatezza morbida, si è portati a considerare Viviani come l’ultimo discepolo di Odilon Redon (1840-1916), il sottile protagonista del Simbolismo, che si proponeva di mettere "la logica del visibile al servizio dell’invisibile".

Il Redon cui Viviani si ricollega (senza mai perdersi in esteriori tentativi d'imitazione) è quello della seconda maniera, in cui le tinte luminose, abbagliate o pallide, suscitano profonde risonanze interiori e inducono ad entrare nelle plaghe dell'immaginativo, dove crescono strani fiori del silenzio e compaiono figure femminili evanescenti quasi come filigrane.

Per quanto siano meno esangui e più copiose, anche le fanciulle dipinte da Viviani cercano di non discostarsi dalla bellezza che - come scriveva Redon - "non genera mai l’impudicizia".

E tuttavia riguardandole, così come spiccano a contrasto con quei fondi neri dei quadri più recenti, si vede che si sono ormai liberate degli aloni irradiati dalle putibonde l’andore redoniane, e svelano senza impaccio, e senza pudibonderia, avvenenze assai diverse da quelle, misteriose e talora quasi eteree, che vivono sulle tele della pittura simbolista.

Questa tendenza allo svelamento (ossia questa progressiva diminuzione della "incertitude" prediletta da Redon) distingue la visione di Viviani dalla sua matrice ottocentesca.


 

Roberto Viviani alla galleria "Ghelfi" di Verona

di NEREO TEDESCHI dalla rivista “La Vernice” - Venezia, 10/12/1979

 

Roberto Viviani ha presentato i suoi nudi femminili. Nudi che per impostazione d’insieme si richiamano alla letteratura classica anche se qualche studio di particolare potrebbe far cadere nell’equivoco del sexy simbol.

Viviani però non vuole arrivare a questo, ché in lui alberga anzi il desiderio di smitizzare certe condizioni mentali, e lo fa attraverso una struttura di recupero artistico, come già sottolineato, ed una dialettica coloristica che non lascia spazio alle emozionalità ossessive.

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Ghelfi" di Verona

di GIUSEPPE GIANNANTONIO dalla rivista “Nel segno dei grandi” - Gennaio 1980

 

Le opere dell’ormai noto artista Roberto Viviani sono state esposte presso la Galleria d’Arte “Ghelfi” di Verona.

Le sue “Nature Vive” emanano quell’amore che egli riesce a trasmettere alle sue tele nell’atto in cui dipinge le immagini facendole veramente respirare di una vita autonoma. Le sue figure femminili sono inserite nell’essenza vitale della natura.

 


 

 

 

 

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