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Viviani alla galleria "Etruria" di Cuneo

di SERGIO TINAGLIA dal catalogo della personale. Cuneo, 10/01/1979

 

Una serie di storie o una storia sola, non ha importanza. Il racconto di anime sole e lontane, il racconto esile di amori, di sofferenze, di lievi gioie, dove l’essenza di ogni sentore si trova all’interno, come sottili parentesi legate al contrappunto psicologico del personaggio, rarefatta illusione di un sogno che nel tempo non lascia segni, se non di antiche fantasie: ecco le donne di Roberto Viviani.

È tutto un gioco di immagini che offrono ampi varchi alla immaginazione; i volti sono tutti "al di là del muro", quel muro creato dagli impatti della coscienza, perché il vero volto lo dona Viviani a queste sue donne, un volto che, apparentemente, non esiste se non nell’animo dell’artista, creato e fantasticato durante le notti insonni, durante le passeggiate solitarie, oltre la barriere dei sogni, oltre i pensieri. Un volto che è quello di tutte le donne, che è quello della donna che si ama, che è quello della donna che non ha voluto amarci.

Le donne di Roberto Viviani percorrono strani sentieri, tracciati da linee poetiche, inscritte nei righi musicali di una sinfonia che appartiene a un mondo, forse anche surreale, che si inserisce adagio, lentamente, con dolcezza, con tristezza, con infantili gioie, piccole, come piccoli sono i seni, certi pube appena segnati, certe trasparenze che non permettono di indagare oltre, di penetrare oltre. Seni, pube, anche, corpi delicatamente nudi, dai pudori appena accennati, delimitati da una fascia antica di antichi ricordi, avvolti da magie, come cabale e regine di insoliti tarocchi che esistono solamente nella fantasia di un poeta.

Le donne di Viviani sono l’amore, sono il desiderio dell’amore, sono la purezza e la passione, sono schiave e padrone dell’immagine, del colore, del segno, sono puri oggetti e romanzeschi personaggi, sono dee di un mondo mitologico e comuni mortali della strada. Sono, a volte, la rappresentazione mitica della follia. Spesso mi chiedo se esse rappresentano la speranza di un mondo che scompare, le religioni di ogni tempo e di ogni luogo, la pace allegorica di tutti gli uomini, il desiderio dell’artista di fermare nel tempo, sulla tela, il percorso dei suoi pensieri, la gioia di poter contemplare la realizzazione grafica delle sue fantasie, la disperata condizione, tragica e sublime, della donna legata al piacere e alla morte.

Oppure rappresentano un mondo ancestrale, fermato sulla tela e rapito alla psiche? Un mondo che si cela nei cieli e sprofonda nella terra, comunque un mondo che resta incontaminato, perché incontaminate sono le donne che lo popolano, anche se alcune potrebbero rappresentare il vizio, la lussuria, la libidine. Un mondo dove l’amore, nelle sue varie modificazioni, resta sempre terso, puro direi, quasi verginale.

Poi la narrazione, intimistica, che queste donne fanno. Una narrazione raccolta, riassunta con tratti larghi, con macchie ed espansioni di luce, improvvise, dove i piani sono arditi, rinnovati e partecipi, espressione viva ed intensa. A volte il racconto di queste donne si innesta nella sfera programmata di ogni giorno, il più delle volte, però, resta agganciato ai ricordi, alle fantasie dell’autore, anche con ironia se è il caso, anche con pacata assurdità, in chiavi lievemente surreali, che trascinano, affascinano, interessano.

L'accarezzamento naturalistico è appena accennato, senza compiacimenti che potrebbero scadere nella banalità o nella retorica, e l’accenno è fatto con pudore, vestito di onestà intellettuale.

Il nudo femminile di Roberto Viviani è diverso, insolito, fasciato da un profondo senso del rispetto e dell’amore e prende, sovente le mosse dalla partecipazione voluttuosa della vita, dalla creatività dell'essere umano, dalla felicità di appartenere ad un mondo che, nonostante tutto, si ama.

Viviani affronta, con le sue donne, il senso dell’esistenza umana attraverso le misteriose e suggestive espressioni del suo personalissimo surrealismo e, accompagnato da tutte le sue creature artistiche, egli percorre il lento, ma inesorabile, sentiero che conduce, per chi lo sa seguire, verso i confini dell’umanità.

Gli sguardi assenti e presenti delle sue donne varcano forse le soglie del futuro?

Ci permettono forse di gettare uno sguardo sulle scene, per ora sconosciute, dell’ultima spiaggia?

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Etruria" di Cuneo

di CLAUDIA FERRARESI dal giornale “La Stampa” - Cuneo, 20/01/1979

 

La galleria d’arte moderna Etruria di corso Dante 32 presenta una bella mostra di Roberto Viviani, dal 10 gennaio al 10 febbraio. Viviani è nato a Napoli dove vive e lavora attivamente. La sua attività nazionale ed internazionale l’ha visto presente alle manifestazioni artistiche più prestigiose.

Tema dominante del suo dipinto sono le donne, intese come delicata umanità; desiderio poetico di fermare immagini legate ora alla realtà, ora alla più sfrenata fantasia. Sono illusioni di antiche fantasie o di storie di tutti i giorni.

 

 

Le donne di Viviani alla galleria "Etruria" di Cuneo

di MICHELE BERRA dal giornale la “Gazzetta del Popolo”  Cuneo, 09/02/1979

 

Il 10 febbraio si concluderà alla galleria d’arte moderna “Etruria” la personale del pittore napoletano Roberto Viviani, la cui tematica è prevalentemente incentrata sulla figura femminile. L’artista, nato nel 1932, è un pittore di buon nome, che ha al suo attivo un ricco “curriculum” di mostre, ha vinto premi importanti ed è stato recensito dai maggiori scrittori d’arte italiani.

Le donne del pittore napoletano compongono un affresco dal contenuto emblematico e polivalente come d’altra parte lo è la figura femminile, specie se spogliata dagli indumenti.

Queste donne nude (alcune sono dei frammenti di corpi) non ci paiono lascive, e neanche, tuttavia, innocenti. Per noi sono alquanto asettiche e contengono implicazioni surreali. D’altra parte un giudizio non può altro che essere soggettivo. In questi dipinti c’è ampio spazio per veleggiare negli oceani della fantasia. Un fatto è indubitabile: Viviani è un artista autentico, che conosce il mestiere, sa trarre respiro e palpito dal colore ed ha fantasia ed ironica inventiva.

 

 

 

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