Viviani alla galleria "Happening"

di SERGIO TINAGLIA dal catalogo della personale - Torre Annunziata, 11/02/1978

 

Non esiste alcun contagio, ma libertà assoluta di sentirsi dolcemente, tristemente felice. Non esiste alcun aggancio, ma la libertà di esprimersi con brani lirici e pittorici che, sempre, divengono canto, inno, preghiera eco sommessa, dolce richiamo, fantasia delicata che sa di sogno, di realtà trasformata, mutata, divelta dall’oggetto rappresentato, assorta e fuggente come una suggestione senza tempo e senza confini. Le componenti delicate, quasi come una tematica prepotente, sono le sue farfalle, i suoi nudi femminili che si tramutano in colori, processo meraviglioso, senza ritorno, della crisalide. Le tele di Roberto Viviani sono una incessante testimonianza di dolce fedeltà alla natura, al mondo che circonda questo pittore, un mondo interiore, composto di luce, di colore, di campagna, di vento e di fiori, di tristezza e di sorrisi. La sua pittura, allora, diviene un linguaggio che è anche un codice, aereo, religioso, dove la religiosità si sviluppa in fase ascensionale, tale da diluire ogni rappresentazione, come se il tutto svanisse in una speranza insolita, primordiale, da attuarsi in un mondo fantasioso, dove anche la realtà appartiene ai sogni di questo artista, che, a volte, contempla il suo mondo con fanciullesca gioia, a volte con stupore, a volte con profonda malinconia. Ed è in questa malinconia, composta di tenerezza, che Viviani tesse le sue tele, spaziando in profondità infinite, dove il concetto di universalità pervade ogni pennellata in strane, a volte imprevedibili, dissolvenze nelle quali erompe l'immaginazione dell'artista che non trascende mai e che non si lascia prendere la mano, ma procede con fasi e sintesi essenziali quasi generate da matrici che sono parte integrante e componenti insostituibili dell'animo e della sensibilità di Viviani.

Potrebbero le sue farfalle, i suoi fiori, le sue eteree accorate e senza volto fanciulle appartenere ad un mondo onirico, creato non dal sogno ma dalla realtà, vista da questo artista con un’ottica personalissima? A quel mondo irreale che solo a lui appartiene e che solo in lui può esistere?

Ritengo che proprio in questo mondo si cela la delicata e complessa personalità di questo pittore evocata in accordi di colore, elevata a messaggi dove intelletto e conoscenza si scompongono in tessere di un dialogo che è mosaico e orizzonte, che è tempo e dimensione, che è poesia. Poesia che è amore delicato e incandescente, quasi una filosofia dell’esistenza, rappresentata da quelle esili farfalle, non impazzite per il sole, per i profumi della terra, per i colori dell'estate, ma farfalle quiete, tranquille nel loro bruciato spazio di vita, adagiate quasi sempre su un corpo di donna, generatrice di vita in un simbolico desiderio di afferrarla e non lasciarla mai sfuggire. Farfalla che è anche frivolezza, indecisione, dubbio, tenerezza, esilità come lo è l’animo femminile, farfalle che recano sulle loro ali la storia del mondo come lo è per Viviani, che ci racconta la sua storia o le sue storie in fantastiche ondulazioni, in tenui vibrazioni, trasformando spesso le sue tele in accordi musicali, dove l’atmosfera è densa di suoni, sfumati e ritmati sul pentagramma dei colori.

Roberto Viviani, con i suoi quadri, ci propone la grammatica della pittura dove la sintassi musicale delle sue pennellate accorda periodi e temi, sprigionando luci ed ombre, creando espressioni ed emozioni, dove l’aspetto lirico esalta i contorni, le linee, i volumi che si vestono di un fascino tale da coinvolgere il fruitore, avvincendolo, prendendolo per mano per condurlo al di là delle pareti di quel mondo fatto d'amore, di fantasia e di poesia che è proprio di questo artista.

 

 

Il giardino di Afrodite alla "Happening"

di GAETANO ROMANO dal giornale “Il Gazzettino” - Napoli, 25/02/1978

 

Atmosfere da incantesimo soffuse di un lento impercettibile alito d’incanto, il mistero più cupo sulla pelle bellissima di fanciulle senza volto e che perciò più spronano l’immaginario del fruitore.

La mostra di Roberto Viviani all’Happening di Torre Annunziata (via G. Alfani) e contemporaneamente altre due mostre, una a Melzo – Milano alla Galleria “La Torre” e un’altra a Venezia Mestre alla Galleria “Monica”, si pongono come un momento particolarissimo di un approccio anche estetico-critico di importanza notevole, dentro delle situazioni di calma naturale, di straordinaria levità dei sensi in cui si muovono con passi eterei le creature di questo Giardino di Afrodite.

Viviani, infatti, pur rimanendo fedele da sempre ai motivi della sua ispirazione, ha in questa mostra arricchito di spunti fantastici la sere presentata, con accorgimenti che ben si addicono e che nell’insieme piacciono perché completano il manufatto.

Talvolta però certe farfalle così maliziosamente ferme su parti delicate del corpo di donna, ancor di più sottolineano, illuminandolo, l’attimo breve di una sensualità che è anelito panico, volontà o desiderio di piacere dell’Io di fondersi con la natura circostante, divenendo un tutt’uno inscindibile.

Viviani evidentemente possiede queste caratteristiche di fine sensualità spirituale che gli consentono appunto di tramare, di ordire diremmo i fili invisibile, candidi, puri, che sono propri della natura.

Inoltre il colore concorre, anzi alimenta quelle impressioni che a noi vengono, usato com’è con garbo, facendo risaltare ciò che occorre, ora la pelle così ben rappresentata da sembrare palpitante e viva, ora le farfalle emblema di fecondità, di ricchezza salubre della terra.

Ma anche i contrasti cromatici così equilibrati, accesi o appena spenti, danno l’esatto senso di un percepire che è al di là del mondo oggettivo, cioè quello onirico-fantastico così labile ed amorfo.

Pertanto, il visitatore rimane come soggiogato, quasi si sentisse irretito in un mondo cui egli sente di essere appartenuto e che la civiltà invasora ha irrimediabilmente distrutto, lacerato, nutrendone perciò un senso ambivalente di attrazione-repulsione. Il dato conclusivo è quello di essere alle prese con un’espressione pittorica archetipica, cioè che ci porta ai primordi, alla memoria, insomma, ancestrale dell’uomo, così vagheggiata dall’essere alienato-sradicato del nostro tempo.

 

 

Il giardino di Afrodite alla "Happening"

di GAETANO ROMANO dalla rivista “Eco d’arte moderna” - Firenze, 10/05/1978

 

Simboli naturali che con arguta dolcezza poetica dispiegano la tonalità del sapore di vita oggi dispersa dall’insipienza aggressiva dell’opulenza.

Una pittura rincuorante, che rigenera luce che risveglia lo spirito ed educa la mente al pregio artistico del Viviani che a noi giunge atmosfera parlante del libero linguaggio umano che crea per aprirsi alla bellezza ed in alternativa agli attriti che reprimono l’inventiva dell’animata coscienza liberatoria. Anche se la tecnica, raffinata, non è un fattore secondario nella contemporaneità della pittura di Viviani: si sa che la maestria operativa è gioiosa, ma più felice ancora è la spinta del significato con cui il maestro ci parla di Arte…

 

 

 

 

 

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