Viviani alla galleria "L'Arco" di Como

di Dino Villani, presentazione al catalogo

 

Anche negli artisti più personali e singolari per i caratteri ben definiti e ben riconoscibili delle loro posizioni, è relativamente facile riuscire a vedere riferimenti vicini o lontani nel tempo, o ispirazioni sia pur vaghe, ma che riescono a scoprirsi magari soltanto in una particolarità del processo creativo. Ciò si verifica senza che alcuno ritenga di far scendere di un gradino l'artista, nella scala del valore che egli dimostra oggettivamente con la sua opera, e questo perché si considera quasi impossibile inventare l'assolutamente nuovo. Ogni scoperta si allaccia ad una scoperta o ad una indagine precedente.

Eppure, con Roberto Viviani pittore, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un artista che corre la sua avventura in un giardino incantato nel quale si può pensare non sia arrivato prima lo sguardo od il tocco di alcun altro. In questo mondo-giardino, le cose hanno un aspetto magico: sono quasi senza consistenza; fanno sentire la loro presenza provocando sensazioni in parte visive ed in parte olfattive.

 

Fiori, farfalle, tralci, si esprimevano già in un'atmosfera surreale; uscivano trasfigurati da una luce astrale; si manifestavano come una sintesi della natura vista nei suoi aspetti lirici e poetici: di una realtà non tanto vera quanto sognata. Ma anche la figura femminile, che di recente, nell'opera di Viviani, ha assunto una parte di protagonista, si è fatta avanti con gli stessi caratteri di miracolo della natura che vediamo espresso simbolicamente dal fiore che col suo profumo sottile inebria i nostri sensi e ci spinge a trasformare anche le note banali in un sogno; dalla farfalla che si libra nello spazio con le ali iridescenti che hanno raccolto il pulviscolo d'oro del sole; dai cieli che ci conquistano col fascino dell'immenso senza fine. Viviani sa rendere, senza far sentire il peso della materia, con un segno rapido e sicuro, le immagini che escono dalla sua fantasia, ma aggiunge un colore lieve, soffiato e con sorprendenti preziosità tonali, il quale è un altro elemento fondamentale dei suoi dipinti, per trasportarci in un mondo fantastico che ci fa vivere uno di quei sogni cullanti che possono allietarci forse soltanto nelle notti di primavera, quando sentiamo il profumo dei peschi e dei mandorli in fiore entrare dalla finestra aperta. Davanti alla pittura di questo artista singolare il riferimento al profumo, è sempre venuto naturale, spontaneo e quindi pertinente, ma ci sembra che una sensazione olfattiva acuta e piacevole, ce la offrano ancor più dolce e viva queste figure femminili che escono dalla cornice come apparizioni e che, anche senza riferimenti col titolo richiamano Afrodite che sorge dal bagno trascinando una ondata di effluvi profumati che si espandono e richiamano, coi loro simboli essenze fragranti delicate.

 

E' la donna emblematica, spirito della giovinezza avvolta nel suo candore, quella di Viviani: regina di un tempo in parte scomparso che ognuno di noi riesce tuttavia a ritrovare qualche volta anche in se stesso e specialmente quando sente come sia vano rincorrere i benefici materiali poiché essi finiscono per annullarsi, quanto più si moltiplicano. Questa pittura lieve, delicata, nella quale fiori, farfalle, serti vaporosi, giovani fanciulle senza volto, appaiono in un’aureola cromatica che richiama il miracolo dell'arcobaleno nell'atmosfera tersa del primo mattino; che prende consistenza tra bagliori vivissimi da fenomeno astrale è forse l'immagine spiritualizzata da un animo gentile dei beni preziosi che in tanta parte abbiamo trascurati, ma che non dobbiamo perdere poiché sono essi, ed essi soltanto, che possono darci il coraggio di continuare a vivere un’esistenza che, altrimenti, ci sembrerà sempre più senza scopo e vedrà logorarsi via via irrimediabilmente la nostra volontà di continuare.

 

Viviani, per mezzo di una pittura che parla a simboli con accenti affascinanti, s'inserisce in punta di piedi, con una dialettica sottile, dalla seducente magia, nel discorso che ci spinge a riflettere sui pericoli ai quali andiamo incontro continuando per la strada che abbiamo intrapreso ormai da tempo a percorrere. Non ci mostra con immagini aspre e drammatiche qual è la catastrofe verso la quale stiamo dirigendoci a grandi passi, ma preferisce indicarci la direzione da prendere, facendoci provare quelle sensazioni piacevoli e riposanti che potremmo provare invertendo la marcia. Ci fa vedere, inondato di luce e saturo di profumi, quel giardino nel quale egli ha fatto le sue scoperte; ci fa sentire il respiro fragrante della natura nella sua completezza pulita, aperta, esaltante, così come essa si offerse agli occhi di quel bimbo che era l'uomo prima di perdere il suo candore quando crebbe, divenne adulto e si sentì spinto a vivere i fasti di quell’avventura che si chiama civiltà e che si va mostrando sempre più illusoria.

 

 

Alla galleria "L'Arco" di Como la bella personale di R. Viviani

di MARIA TARABINI FAGNANI (dal giornale “L'Ordine”- Como, 08/03/1977)

 

Interessante e bella la mostra inaugurata alla galleria d'arte "L'Arco". Espone Roberto Viviani, artista nuovo per la nostra città. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha partecipato a mostre nazionali ed internazionali. Opere sue si trovano in musei d'arte moderna e in collezioni private in Italia ed all'estero. Arte personalissima e singolare la sua.

Una pittura lieve, delicata. Fiori, farfalle, serti vaporosi e fanciulle senza volto, in una aureola cromatica che ci riporta a sensazioni e pensieri d'un tempo lontano, quando su questa terra l'uomo poteva sentirsi pago e felice per tanta bellezza diffusa a profusione da madre natura.

Interpreta e sottolinea la poesia delle sue opere, il critico Dino Villani il quale non esita a scrivere che con Roberto Viviani si ha la sensazione di trovarci davanti ad un artista che corre la sua avventura in un giardino incantato.

Mondo - giardino, anche aggiunge, ove fiori, farfalle, tralci appaiono in una atmosfera surreale. In alcune composizioni si aggiungono, ed hanno il loro rilievo, corpi di giovani donne, come componenti di un mondo irreale, intriso di poesia e reso solo in immagini di bellezza. Nudi su cui poggiano tralci fioriti e qualche enorme farfalla inebriata di sole.

Un mondo lontano e incantato quale, forse, poteva essere agli albori dell'umanità. Dino Villani nella presentazione della mostra, si richiama, infatti, al mondo pagano e, a proposito delle figure femminili che escono dalla cornice come apparizioni, all'immagine di Afrodite che esce dal bagno. Le figure femminili sono apparse nell'opera del Viviani solo di recente. Le altre opere hanno un loro incanto tra fiori e farfalle, prode appena accennate da un rigoglio di corolle che sembrano sorgere festanti al richiamo dell’azzurrità del cielo. Un'azzurrità irreale, tanto fulgida e viva. Dunque: una bella mostra. Guardandola vien fatto di ripensare, a ritroso nel tempo, a Mario D'Anna quando, all'apertura della sua galleria ebbe a dire: "Di mostre, forse, non ne farò molte. Però quelle che farò dovranno essere indiscutibilmente belle". Questa è bella veramente.

 

 

Le vite silenti di Roberto Viviani

di MARIO RADICE (dal giornale la "Provincia"- Como, 09/03/1977)

 

Alla galleria d'arte "L'Arco" di via Volpi 7 è stata inaugurata la mostra personale del pittore napoletano Roberto Viviani. Egli è nato a Napoli dove risiede ed insegna, nel 1932, ha studiato all'Accademia di Belle Arti della sua città ed ha partecipato a molte mostre; ma sono più numerose le sue "personali". Dipinge all'antica, ossia senza ghiribizzi e stramberie, senza esperimenti più o meno "scientifici" (non lo sono mai, anzi sono tutte quante esperienze "empiriche"). Dipinge insomma come centinaia di anni fa senza essere barocco o nemmeno neoclassico o impressionista; tanto meno futurista o cubista o astrattista. Dipinge insomma come se tutti quanti questi movimenti e mille altri ancora non fossero mai esistiti.

Dipinge "nature morte" che chiama "nature vive". Infatti il primo termine è sbagliato ed è molto più significativo quello tedesco "stilleben" che letteralmente si traduce “vita silente”.

Roberto Viviani dipinge dunque all’antica, ma siccome dipinge bene senza rassomigliare a nessuno, va, secondo il mio modesto parere, preso in considerazione. Innanzi tutto non è il solito dilettante che riesce a stare a galla per qualche stramberia ed a farsi confondere con quei pochissimi autentici "novatori" che fanno sì le stramberie, ma, se non altro, nuove davvero di zecca. Insomma il vero novatore è un artista che sa fare “tutto” prima di presentarsi come novatore. Boccioni, Carrà, Balla e Picasso erano ottimi pittori: impressionista l'uno, divisionista l'altro, cesanniano l'altro ancora, ecc.

I colori delle tele di Roberto Viviani sono delicati e le campiture nitide con variazioni tonali altrettanto delicate. Probabilmente le sue opere più significative sono i nudi femminili che non sono mai presentati interi, ma in frammenti come il torso o parti di esso (la testa mai). Nel catalogo è presentato con chiarezza da Dino Villani il quale accenna a simboli e forse ha ragione. Tuttavia non credo alla capacità espressiva (in senso pittorico) dei simboli (segni convenuti). Le opere di pittura si manifestano con colori e ritmi come la musica si manifesta con suoni e ritmi; il resto può non danneggiare ma è più probabilmente superfluo.

La mostra di Roberto Viviani si chiude il 17 marzo.

 

 

 

 

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