La natura e i suoi aspetti nella pittura di Roberto Viviani

Di GIUSEPPE DE PAOLO (dalla rivista “Scena Illustrata” - Roma, Febbraio 1977)

 

Al “Trifoglio” di S.Giorgio a Cremano (NA) personale di pittura di Roberto Viviani. In questa nuova presenza napoletana di Viviani è palese (anzi troppo) un rinnovamento formale (non sostanziale) dei suoi temi preferiti di sempre. Le sue nature vive palpitanti, in cui i vari elementi compositivi creavano un’armonia studiata, fatta di segni e colori, creando un'atmosfera di sogno e di realtà, di poesia e d'inquieta problematicità, lasciano in queste ultime opere molto del loro spazio alla rappresentazione di una figura muliebre, tanto bella e flessuosa nelle linee e movenze, quanto carente di espressività e di calore interiore. L’umano nelle opere precedenti non veniva rappresentato formalmente, ma si evidenziava per mille piccoli particolari, per mille esigenze che l'artista attribuiva agli insetti o ai vegetali, ed erano drammi che indirettamente ci appartenevano, perché l’umanità non può scindersi dalla natura, essendone parte integrante e completa, nobilitandolo, il grande discorso della vita. I piccoli o i grandi problemi dell'uomo si avvertivano, anche se non materialmente espressi, perché la gioia della natura è la gioia stessa dell’uomo, le difficoltà di prosperare o di vegetare, rappresentano difficoltà anche per noi che dalla natura ricaviamo il sostentamento.

 

Oggi la presenza della figura umana, anzi di un tronco umano, nel discorso prettamente naturalistico di Viviani, annulla quasi quelle significazioni esistenziali proprie del mondo vegetale o animale, in una completa estrinsecazione della vita della natura, ma non ne annulla la parte drammatica, anzi la rafforza.

Infatti la figura umana è rappresentata senza arti (quindi senza movimenti) e senza testa (quindi senza pensiero) per rappresentare la sordità e l'immobilità dell'uomo (meglio della donna che è anche genitrice e alimentatrice) nei riguardi di un mondo naturale che va perdendo molti dei suoi addentellati vitali. E gli sterpi, i fiori, le farfalle di Viviani, non potendo trovare linfa sufficiente alla propria esistenza nella madre natura, si attaccano al corpo umano per chiedere inutilmente aiuto e comprensione ad una umanità che resta impietosamente muta. E qui nasce il dilemma tra umanità e natura, nel sentire cioè quel senso disperato di interiore esigenza spirituale e di nostalgia per una sana comunione con il mondo naturale, pur nella sua asprezza e nella sua disadorna drammaticità.

 

 

 

 

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