Roberto Viviani

di CARLO MUNARI, presentazione al catalogo della personale

 

Semplice, in apparenza, è l’immagine che Roberto Viviani va da tempo elaborando, che va elaborando cioè nella sua stagione matura: come del resto sempre semplice, limpido nella sua offerta, è un canto poetico.

Ma per pervenire a codesta semplicità - ch’è nucleo di sintesi in cui converge e si decanta una pluralità di moti interiori - lungo è l’itinerario, attenta e meditata la ricerca, costante la partecipazione.

Basta solo accennarvi, poiché non questa è la sede per ricostruire la vicenda di Viviani. E notar subito che verso il valore poetico dell’immagine egli ha dovuto concentrare ogni sforzo, deliberatamente evitando le suggestioni, talora pressanti, delle proposte linguistiche che sono andate dipanandosi almeno da tre lustri in qua, ma non ripudiando di certo la cultura ed anzi verificandola con accortezza, in essa confrontandosi volta per volta con lucido intelletto.

Per cui tentare oggi per questo artista napoletano una classificazione entro questa o quella tendenza sarebbe operazione oziosa e persino pretestuosa, giacché l’opera sua si isola dai tracciati stilistici consueti, adergendosi in una sfera di sicura autonomia. Ed è questo, forse, il migliore riconoscimento che possa farsi a Viviani, nonostante a qualcuno sembri ancora indispensabile l’etichettamento per garantire all’artista una presenza nella contemporaneità : il solito vizio inerente a un discorso portato sulle poetiche ma sordo ai valori.

 

All’inizio, tuttavia, si notava che la semplicità era tale solo in apparenza. Un’esplicazione, dunque, a questo punto s’impone.

Se infatti l’immagine dichiara se stessa in tutta chiarezza, se la leggibilità è immediata e ineccepibile, in ragione dei modi del suo farsi, dell’impiego coerente per logica interna delle sue componenti, è altrettanto vero ch’essa trattiene una fitta trama di significazioni che pretende di venire lumeggiata, costituendone la ricchezza più certa. Il tema perseguito da Viviani consiste in un repertorio di scorci di natura: ogni dipinto cristallizza anzi un microcosmo di natura mediante intrichi di siepi, umili fiori, nodi di sterpi. Eppure ogni dipinto dall’altro si differenzia, fissando un momento del dialogo che con quella natura, alla fine dimenticata, l’artista ha avviato. Ed è un momento da cui tralucono in mutevole flusso emozioni e sentimenti, e stati d’animo suscitati da lievi paniche ebbrezze.

 

Ecco, per citare, come in taluni scorci l’ombra paia deporsi simile a un velario di mestizia greve, quasi quel lembo naturale sia sul punto di soccombere ripetendo la caducità d’un umano destino; ed ecco invece come in altri, per la freschezza di un tono che riscalda un fiore o fa luce all’orizzonte, la natura si rianimi e torni a nuova vita, tosto inclinando alla speranza; od ancora come, nella compatta frontalità d’altre versioni, di quella vita si riaffermi la continuità, suggerita appena dal concatenarsi degli elementi in saldezza strutturale; od ancora come altri dipinti, dove erba e terriccio e fiori adombrano di sé, più che concrete sostanze, le linfe segrete, i sotterranei succhi e gli umori, costituiscano l’invito a una panica comunione.

 

Così interpretata - interpretata, dico, mediante un sapiente linguaggio che sempre s’affida a un colore discreto, intonato sulle corde evocative, e ad interventi segnici che hanno la funzione di rafforzare accordi spaziali o di esaltare peculiari tensioni nell’ordito - la natura torna ad assumere quel ruolo di madre consolatoria e fida, pronta ad accogliere l’uomo nel suo grembo, che svolse in ogni tempo sulla direttrice d’un definito filone iconografico. Solo che Viviani, con sensibilità tutta moderna, la sottrae ad ogni peana “eroico” per ricondurla a dimensione esistenziale e indagarla con l’inquieta problematicità ch’è propria dell’ottica interiore. Ma l’immagine che consegue, ripeto, si risolve in canto - un canto screziato di malinconie sottili, di venature autunnali. In verità due versi di Cardarelli potrebbero venire assunti a sua insegna: «Amo la stanca stagione - che ha già vendemmiato»

Per Roberto Viviani, però, l’autunno dell’animo conserva i semi della rinascita.

 

 

Sono arrivati i Maestri: Sassu, Treccani, Cantatore, Viviani

Di CARLO GALASSO (dal giornale “Alto Adige”- Bolzano, 5/10/1976)

 

[...] Roberto Viviani, un maestro di estrazione napoletana largamente affermato in Italia (e specialmente in Lombardia) ben proiettato oltre i confini nazionali, espone all’“Onas” le sue “nature vive”. Non vale scandagliare il tessuto intimo dei suoi quadri: i suoi fiori, le sue farfalle, le stesse forme femminili su cui poggiano i suoi fantasiosi trofei vegetali sono un tutto inscindibile, come un humus da cui germinano spontaneamente margherite, girasoli, gigli e gli stessi lepidotteri dalle grandi ali. Colori di pure invenzione, puliti, delicati, tenui anatomie in morbido rilievo, un senso quasi pagano della natura, ma attenuato da un senso di pudore che è proprio di chi possiede in misura elevatissima sensibilità e cultura. E questo è appunto, a nostro giudizio, il tratto caratterizzante della pittura di Roberto Viviani, sortita dal suo pennello come per una estatica malia.

 

  

 

 

Viviani alla galleria "Onas" di Bolzano

di CESARE GUGLIELMO (dal giornale “Adige”- Bolzano, 06/10/1976)

 

Viviani è ospite, fino al 12 ottobre, della Galleria Onas di Bolzano, con una serie di quadri di squisita fattura, giacché l’artista ha una sua tematica particolare e certamente suggestiva.

Semplice e lineare il disegno, delicato ed efficace il colore; evidente il timbro di un artista sicuro del mestiere, padrone dei mezzi espressivi,con un proprio linguaggio per una tematica che si sviluppa in variazioni poetiche e musicali. Il bello e il buono si fondono in una simbologia sacra: quella della vita e la vita in Viviani ha un solo aspetto: la continuità. Nell’artista c'è dunque questa sollecitazione insistente nello sviluppo di un fraseggio con note sacre. Il tronco del corpo femminile è così preso nella sua essenza primordiale e santa; come santo appare l’abbinamento agli altri elementi della natura, ricchi di colore. La poesia della vita è così esaltata in un continuo accenno di fusione di elementi tutta purezza.

 

 

Viviani alla galleria "Onas" di Bolzano

di GINA DECARLI (servizio RAI-TV, “Terza Pagina”- Bolzano, 05/10/1976)

 

La Galleria ONAS inaugura la stagione con la personale di Roberto Viviani, un pittore napoletano sui 50 anni al quale piace da un po’ di tempo esporre le sue opere nelle città del Nord.

La sua pittura appare, a prima vista, elegante e gradevole. Viviani si vale di alcuni elementi naturalistici costanti, fiori e farfalle, velati nudi di donna, e li compone nel quadro con ricercata eleganza e studiati accordi di colore. Una pittura non realistica, ma piena di significanti allegorici del mondo della natura e della vita degli uomini.

Allusioni garbate al sesso ed al mistero della vita implicano pensieri di dolcezza e d'amore e di malinconia.

Forse l’artista indulge un po’ troppo ad un certo virtuosismo grafico, al persistere di moduli fissi e così il suo dipingere corre talvolta il pericolo di diventare maniera.

Ma conoscendo Viviani di persona abbiamo compreso meglio la sua pittura: è uno di quei napoletani che si esprime sempre nel dire e nel fare con estremo garbo, e insieme al pittore vive il poeta che delle cose vede ed esalta solo l’aspetto più gradevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

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