Roberto Viviani alla Galleria "Il Gabbiano" di Bari

Dalla rivista Corriere Poeti e Pittori - Agosto 1976

 

Roberto Viviani presenta immagini semplici come un canto poetico, alle quali è pervenuto dopo attenta e meditata ricerca. Il tema perseguito consiste in un repertorio di scorci di natura interpretata mediante un sapiente linguaggio.

 

 

Viviani alla Galleria "Il Gabbiano" di Bari

Di BERNARD GAUTHRON - Paris, 17 Dec. 1976

 

Né à Naples en 1932, diplômé de l’Académie des Beaux-Arts, Roberto Viviani qui partecipe à la vie culturelle et artistique et que des expositions internationales ont fait connaître hors des frontières de l’Italie, vient de présenter en cetto Galerie d’art une très complète exposition de son Oeuvre placée sous le double signe de la Femme et de la Poésie. S’inspirant du corps de celle qui, comme Aphrodite, a toujours donné à rêver, Roberto Viviani recompose une peinture-poème où, autour de la solidité du dessin d’un corps voluptueux, un fin graphisme de fleurs et de feuilles ajouteni une note de nature sensible.

 

 

Roberto Viviani

di CARLO MUNARI, presentazione al catalogo della personale

 

Semplice, in apparenza, è l’immagine che Roberto Viviani va da tempo elaborando, che va elaborando cioè nella sua stagione matura: come del resto sempre semplice, limpido nella sua offerta, è un canto poetico.

Ma per pervenire a codesta semplicità - ch’è nucleo di sintesi in cui converge e si decanta una pluralità di moti interiori - lungo è l’itinerario, attenta e meditata la ricerca, costante la partecipazione.

Basta solo accennarvi, poiché non questa è la sede per ricostruire la vicenda di Viviani. E notar subito che verso il valore poetico dell’immagine egli ha dovuto concentrare ogni sforzo, deliberatamente evitando le suggestioni, talora pressanti, delle proposte linguistiche che sono andate dipanandosi almeno da tre lustri in qua, ma non ripudiando di certo la cultura ed anzi verificandola con accortezza, in essa confrontandosi volta per volta con lucido intelletto.

Per cui tentare oggi per questo artista napoletano una classificazione entro questa o quella tendenza sarebbe operazione oziosa e persino pretestuosa, giacché l’opera sua si isola dai tracciati stilistici consueti, adergendosi in una sfera di sicura autonomia. Ed è questo, forse, il migliore riconoscimento che possa farsi a Viviani, nonostante a qualcuno sembri ancora indispensabile l’etichettamento per garantire all’artista una presenza nella contemporaneità : il solito vizio inerente a un discorso portato sulle poetiche ma sordo ai valori.

 

All’inizio, tuttavia, si notava che la semplicità era tale solo in apparenza. Un’esplicazione, dunque, a questo punto s’impone.

Se infatti l’immagine dichiara se stessa in tutta chiarezza, se la leggibilità è immediata e ineccepibile, in ragione dei modi del suo farsi, dell’impiego coerente per logica interna delle sue componenti, è altrettanto vero ch’essa trattiene una fitta trama di significazioni che pretende di venire lumeggiata, costituendone la ricchezza più certa. Il tema perseguito da Viviani consiste in un repertorio di scorci di natura: ogni dipinto cristallizza anzi un microcosmo di natura mediante intrichi di siepi, umili fiori, nodi di sterpi. Eppure ogni dipinto dall’altro si differenzia, fissando un momento del dialogo che con quella natura, alla fine dimenticata, l’artista ha avviato. Ed è un momento da cui tralucono in mutevole flusso emozioni e sentimenti, e stati d’animo suscitati da lievi paniche ebbrezze.

 

Ecco, per citare, come in taluni scorci l’ombra paia deporsi simile a un velario di mestizia greve, quasi quel lembo naturale sia sul punto di soccombere ripetendo la caducità d’un umano destino; ed ecco invece come in altri, per la freschezza di un tono che riscalda un fiore o fa luce all’orizzonte, la natura si rianimi e torni a nuova vita, tosto inclinando alla speranza; od ancora come, nella compatta frontalità d’altre versioni, di quella vita si riaffermi la continuità, suggerita appena dal concatenarsi degli elementi in saldezza strutturale; od ancora come altri dipinti, dove erba e terriccio e fiori adombrano di sé, più che concrete sostanze, le linfe segrete, i sotterranei succhi e gli umori, costituiscano l’invito a una panica comunione.

 

Così interpretata - interpretata, dico, mediante un sapiente linguaggio che sempre s’affida a un colore discreto, intonato sulle corde evocative, e ad interventi segnici che hanno la funzione di rafforzare accordi spaziali o di esaltare peculiari tensioni nell’ordito - la natura torna ad assumere quel ruolo di madre consolatoria e fida, pronta ad accogliere l’uomo nel suo grembo, che svolse in ogni tempo sulla direttrice d’un definito filone iconografico. Solo che Viviani, con sensibilità tutta moderna, la sottrae ad ogni peana “eroico” per ricondurla a dimensione esistenziale e indagarla con l’inquieta problematicità ch’è propria dell’ottica interiore. Ma l’immagine che consegue, ripeto, si risolve in canto - un canto screziato di malinconie sottili, di venature autunnali. In verità due versi di Cardarelli potrebbero venire assunti a sua insegna: «Amo la stanca stagione - che ha già vendemmiato»

Per Roberto Viviani, però, l’autunno dell’animo conserva i semi della rinascita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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