Viviani con il giornalista Enzo Biagi, presente alla vernice

Viviani con lo scrittore Luca Goldoni e il gallerista Bruno Ghelfi

Viviani con gli scrittori Carlo Fruttero e Franco Lucentini

Viviani con Finarte, Berto, Saglimbeni, Ghelfi, Donà e Segala

Roberto Viviani e Bruno Ghelfi all'interno della galleria

 

 

 

 

Le "Nature Vive" di Roberto Viviani alla "Ghelfi" di Verona

articolo non firmato (dalla rivista "Documenti oggi - settembre 1975)

 

II 18 ottobre Viviani ha inaugurato una personale alla Ghelfi di Verona. Per le circostanze il noto artista napoletano ha presentato una serie di lavori delle sue esperienze più recenti.

Le continue ricerche e le analisi sul colore-forma lo hanno portato ad una raffinatezza della materia che parte da una concezione neo-naturalistica. I riferimenti figurali restano fusi in una euritmia compositiva che si vivifica e si evolve in una concezione immaginifica per inglobarsi in una sorta di simbolismo spaziale. In un breve saggio introduttivo Luciano Budigna, tra l’altro, giustamente afferma: “Subito al primo incontro la pittura di Roberto Viviani affascina il fruitore soprattutto nella misura di una sua connotazione segreta, ben difficilmente “leggibile” d’acchito, sconcertante, dunque, e addirittura partecipe, negli esiti più alti, di una sorta di magia bianca. Un tale effetto potrebbe derivare, se non da una programmata ambiguità di base, almeno da una apparente - o magari sostanziale, non ha molto importanza - contraddizione dei termini operativi.

In realtà un’esegesi più accorta e più attenta conduce alla constatazione che alla determinazione ultima della pittura di Viviani concorrono in quantità e con intensità uguali due componenti poetiche - che sono anche, è ovvio, culturali ed estetiche - ben di rado coincidenti in un’unica operazione artistica: il vigore, quasi la violenza, di un empito creativo nettamente istintuale e la sapienza, quasi la preziosità, di una straordinaria maestria tecnica e di una raffinatissima coscienza delle problematiche contemporanee”.

 

Roberto Viviani ha inventato l'eco-erotismo!

Commento di Luca Goldoni presente alla mostra

 

  

 

Viviani alla galleria "Ghelfi" di Verona

Di ADALBERTO SCEMMA (Dal giornale “L'Arena”- Verona, 29/10/1975)

 

Nature vive”: è così che Roberto Viviani chiama le sue opere, esposte in questi giorni alla “Galleria Ghelfi”. Non si tratta, si badi bene, del solito gioco di parole o della ricerca di una novità (anche linguistica) a tutti i costi.

Il termine di “nature vive” trova piuttosto un riscontro immediato nella stessa indagine che Viviani conduce all’interno della realtà più percettibile e proprio per questo, forse, più trascurata: la realtà di un mondo animale e vegetale che ci sfugge tra le dita e che non riusciranno a cogliere, ormai, se non attraverso un’operazione poetica. Farfalle, erbe, rami, radici: questi i protagonisti, che Viviani tratteggia con animo dolcemente lirico ingigantendone i contorni e provando a un tempo a sentirne il respiro. Idillio? La "mistura" dell’artista napoletano è avvertibile proprio al momento di trarre le conclusioni. C'è poesia, nelle sue opere, ma mai romanticismo decadente: basta un niente, il soffio dell’ironia, per esempio, a riscattare l’impressione di una pittura un po’ demodé in apparenza, e invece attualissima se la si osserva “dietro la facciata”. Che Viviani sia un artista personale (peccato che il termine sia ormai talmente invalso nell’uso da uscirne deformato) è fuori di dubbio. Anche per questo ogni sua composizione risulta attendibile, subito sgombrato il sospetto di una facile “acrobazia intellettualistica”, come la chiama Budigna.

 

Caro Viviani, mi piacciono le sue favole misteriose.

Commento di Enzo Biagi presente alla mostra

 

  

 

 

Roberto Viviani e le sue "Nature Vive"

Di ANTONIO OBERTI (dalla rivista “Il Narciso”- Torino, Gennaio 1976)

 

Non è difficile avvertire nei dipinti del napoletano Roberto Viviani un riferimento ecologico, decantato nel segno e impreziosito nella stesura cromatica. Il richiamo alle immagini della natura è soprattutto un modo caldo e affettuoso di far rivivere farfalle, foglie e fiori: presenze simboliche più intuite e vedute nella mente che realtà concrete, dissolvenze e palpiti di vita nutrentesi del fascino del colore, di ispirazioni patetiche e di palpiti essenziali.

Il surreale, destinato a riassumere in sé ogni indicazione di spazio e di volume, è alle origini della sua magia lirica, del suo poema pittorico. Sciogliendo e accomodando gli oggetti nel modo più acconcio il Viviani crea uno stile puro ed essenziale, in continua trasformazione: un recupero della natura, schiarita in penombre trasparenti, egli riesce ad afferrare degli effetti che sono tanto di carattere psicologico quanto estetico, sempre in grado di comunicare.

 

Caro Viviani, mi congratulo per la sua bella e particolare pittura.

Commento di Manlio Bacosi, presente alla mostra.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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