Roberto Viviani – "Nature vive"

di LUCIANO BUDIGNA, Milano, aprile 1975. Presentazione al catalogo della mostra personale tenuta presso la galleria "Selearte 1" di Padova.

 

Subito al primo incontro la pittura di Roberto Viviani affascina il fruitore, soprattutto nella misura di una sua connotazione segreta, ben difficilmente "leggibile" d'acchito, sconcertante, dunque, e addirittura partecipe, negli esiti più alti, di una sorta di magia bianca.

Un tale effetto potrebbe derivare, se non da una programmata ambiguità di base, almeno da un apparente – o magari sostanziale, non ha molta importanza – contraddizione in termini operativi.

In realtà un esegesi più accorta e più attenta conduce alla contatazione che alla determinazione ultima della pittura di Viviani concorrono in quantità e con intensità uguali due componenti poetiche – che sono anche, è ovvio, culturali ed estetiche – ben di rado coincidenti in una unica operazione artistica: il vigore, quasi la violenza di un empito creativo nettamente istintuale e la sapienza, quasi la preziosità, di una straordinaria maestria tecnica e di una raffinatissima coscienza delle problematiche contemporanee.

La pittura di Roberto Viviani sembra dunque vivere in perfetto equilibrio (un equilibrio vietato, impossibile se non ai miracoli ed alla grazia della poesia) fra la gioia altissima dell'espressione di sè al di fuori da ogni shematismo e la frustrazione profonda della sofferta consapevolezza, del "patimento" in proprio, di una crisi, qual'è quella del mondo d'oggi, fra le più squallide e atroci di tutta la storia dell'umanità.

In tal senso il discorso un pò "ecologico" che affettuosi ed autorevoli studiosi dell'arte hanno, del resto a giusto titolo, impostato in varie occasioni, andrebbe notevolmente ampliato anche oltre le intenzioni emblematiche, simboliche, allusive che direttamente ne conseguono. A mio avviso, infatti, alle spalle della amabilità idiliaca dei suoi racconti è ben avvertibile la presenza del dolore vitale di una condizione umana che sembra non aver scampo.

D'altronde mi premeva rilevar, fuori da ogni polemica, che la pittura di Viviani non è di certo banalmente consolatoria ne subdolamente estraniante, non è di certo "un arte di fuga" dalla realtà esistenziale nell'area di edonistici compiacimenti, di arzigogolati esercizio di bravura, di acrobazie intellettualistiche.

La sua rappresentazione della "natura" ha chiara l'impronta della paura e dell'angoscia, non velata, esaltata semmai, dalla estrema eleganza del linguaggio, dalla preziosità sin barocca delle cromie; è nel suo suadente invito alle farfalle, ai fiori, alle erbe, alle radici è dato avvertire, a chi abbia udito sottile, il segno di un nironia shilleriana e romantica.

Per tutti questi motivi la pittura di Viviani ben si differenzia da quel "neo-naturalismo" (penso a Mandelli, a Morlotti, a una lunga stagione di Zigaina..) al quale un osservatore superficiale potrebbe forse apparentarla.

Il richiamo alle immagini della natura, alle parvenze della realtà è oggi variamente inteso ed esercitato nell'arco della pittura planetaria: dall'iperrealismo americano e nordeuropeo alla imperversante moda della "naivetèe"" ad ogni costo. Ma come i più consapevoli protagonisti dell'avventura impressionista s'avvidero ben presto che la vera funzione dell'artista è quella di indagare dentro le immagini alla ricerca di una verità celata dalle apparenze, così i più sensibili e avveduti esponenti del revival naturalistico procedono, fra molto maggiori difficoltà, ad una analoga indagine.

Roberto Viviani mi sembra essere, fra di essi, uno dei più qualificati ed attendibili: questa sua recente, fervida, felicissima stagione operativa ne è limpida tesimonianza.

 

 

Roberto Viviani alla "Selearte 1"

di MARIO RIZZOLI (dal giornale il "Gazzettino"- Padova, 22/04/1975)

 

Dopo quattro anni dalla sua prima personale a Padova, ecco nuovamente nella nostra città – alla "Selearte 1" – il napoletano Roberto Viviani, pittore che assomma la ricerca estetica in clima di piacevolezza visiva raffinatissima ad una concettosità di ordine ecologico, come a dire alla cultura più attuale e sentita.

Non è afferrabile con immediatezza, la sua figurazione, avvolta in atmosfera di leggiadra - solo in apparenza – fluidità cromatica: ma a ben vederli, questi soggetti tormentati nella celebralità che li alimenta, attraggono appunto per la loro validità sul piano della sofferenza odierna degli elementi naturali, che sono farfalle, fiorni, rami d'alberelli, erbe, tronchi o radici drammatizzati nella bufera che li avvolge, per la nostra disumana voluttà distruttiva, come per una minaccia che pesi sul loro poetico destino, infine come per un turbamento recato dal progresso al loro meraviglioso equilibrio.

Indagine quindi, oltre che nobilissima, idilliaca. Questi quadri il cui tema si avvale notevolmente di fondi di indovinatissima cromia nei quali affondano, dicone in chiave talora romantica, tal'altra conturbante, di quale sostanze ideative si nutrano e quale sia il traguardo che la loro realizzazione porta. "Effluvi di primavera", "Di notte sul lago", "Riflessioni sulla natura", "Vivere nell'ombra", "Vie infinite del creato". Tecnicamente questa pittura è anche originale, fatta com'è di sapienti velature con preparazione di fondo a spruzzo. Artista di squisita e eleganza, consumato nella conoscenza e nello sfruttamento degli effetti di luce e di quelli degli accostamenti tonali, Roberto Viviani si rivede volentieri, come dicemmo. Perchè ha la virtù di toccare con prontezza la nostra non epidermica emotività. E farci anche pensare.

 

 

Il fascino di Bueno, la magia di Viviani

Di GIUSEPPE IORI (da "il Resto del Carlino", martedì 29 aprile 1975)

 

[...]

Si è spesso creduto che forza creativa ed armonia siano possibili conviventi solo in pochi artisti eccezionali, che sono talmente padroni di se stessi e del proprio genio creativo da esprimersi in una dimensione di perfetto equilibrio di forma e di contenuto, in una dimensione di preziosità che non scade mai a leziosaggine o a mera raffinatezza estriore.

Ora se questo è vero siamo ben lieti di riconoscere questa rara qualità a Roberto Viviani, la cui personale si conclude domani presso la Selearte 1. Si perchè nelle opere di Viviani possiamo riconoscerci tutti, possiamo rivivere le nostre angosce e le nostre paure segrete, possiamo riscoprire i terrori del nostro io dominato, quasi affranto dal male del mondo, dal dramma dell'umanità contemporanea, ma possiamo anche rivedere (ed è questa una riscoperta affatto casuale) la nostra gioia di vivere, quella misteriosa forza dinamica che è perennemente in noi, la gioia di viviere che ci aiuta a reagire, anche quando tutto sembra travolgerci.

Da questo accostamento nasce quindi l'arte di Viviani, la cui lezione si dipana quasi naturalmente in una sorta di magia descrittiva.

 

Le "nature vive" di Roberto Viviani

Di GIUSEPPE NASILLO (dalla rivista il "Narciso"- Torino, 06/06/1975)

 

Il mondo di Roberto Viviani è apparentemente avulso dalla realtà e sembra pertanto proiettato in una dimensione luminosa, come di plaghe colorate.

Eppure la trama luce-colore vivifica le composizione di Roberto Viviani la cui articolazione non è poi tanto lontano da una realtà che ci tocca da vicino più di quanto non si pensi. In quelle sue scansioni cromatiche l’osservatore attento non può non rinvenire cubature e parametri di soluzione etica.

 

 

 
 

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