Viviani alla galleria "Milanart", Bologna

Di MARIO POMILIO (Scrittore) dal catalogo della personale – Bologna, 11/05/1974

 

L’approccio d’un artista alla sua maturità coincide spesso con un processo riduttivo in virtù del quale alla vastità delle ambizioni e alla varietà delle sperimentazioni subentra un concentrarsi di temi o di interessi, una volontà quasi monocorde di scoperta e di scavo, una rinunzia insomma all’estensione a vantaggio dello spessore, della intensificazione, dell’approfondimento paziente e sistematico.

Io credo che qualcosa del genere sia accaduto a Roberto Viviani, con questo in più: che il mettersi alle sue “nature vive”, come egli ama chiamarle, queste sue tele tramate e trepidanti di segreti affioramenti e di piccole vite, gli ha consentito di lasciarsi alle spalle le mille tentazioni che oggigiorno sollecitano e il più delle volte sviano gli artisti, le mille obbedienze alle quali vengono chiamati dal clamore delle formule critiche, se non dalle imposizioni del mercato. Dal momento in cui si è ritagliata quella dimora mentale e fantastica che egli ha per l’appunto designata col nome di nature vive, Roberto Viviani ha operato la scelta decisiva per un artista, la scelta del raccoglimento e quella della fedeltà: un affrontarsi coerente e ostinato con dei puri problemi pittorici, una ripetizione apparente di temi in vista d’un traguardo sempre raggiunto e sempre scavalcato, che è il metodo e la cifra di tanti pittori di razza, i quali tendono, sì, l’orecchio alle svolte del gusto e alle sollecitazioni esterne, ma solo per delle lievi correzioni di rotta, solo per ritemprarne la propria ricerca e per renderla, volta a volta, più vigile o più nervosa.

Ma che cosa sono le nature vive delle quali finora abbiamo parlato? Qui occorre seguire Roberto Viviani (ed è un’operazione, se non agevole, allettante) nei territori dove vuole essere raggiunto, quei piccoli spazi di realtà che noi uomini della civiltà tecnologica andiamo obliterando, quei minuscoli universi che riscopriamo con meraviglia appena ci ripieghiamo su una siepe bagnata da una pioggia notturna, su un fiore, su un’erba, su un tronco avviluppato di muschio, su quel pullulare d’esistenze che sono insetti, steli, foglie che di solito ignoriamo o calpestiamo e che invece, se appena ci curviamo per avvicinarvi l’occhio, se appena sostiamo amorosamente a osservarli, diventano spazi aperti a ogni avventura dell’immaginazione.

E’ appunto quanto accade nella pittura di Roberto Viviani, che se in partenza è un lavoro di riscoperta, nei suoi risultati è un’avventura dell’immaginazione, comporta l’incanto, o gli incantesimi, del non prima veduto.

Quanto dire che Viviani non si limita affatto alla mimesi, non ci propone affatto quei suoi microscopici universi attraverso una semplice lente d’ingrandimento che ingigantendoli li faccia diventare irreali e magici (anche se, ovviamente, una parte della loro magia dipende da un rovesciamento delle comuni proporzioni). E nemmeno egli si preoccupa d’offrircene il godibile, anche se il suo cromatismo è così ricco di seduzioni. La sua, se è realtà, è piuttosto realtà portata a un diverso grado di frequenza e per tal via, insensibilmente, rovesciata nel suo contrario. Se il punto d’imbarco di Viviani può, a prima vista, sembrarci noto, gli approdi cui egli ci porta sono su un’isola del surreale. Meglio ancora, il suo è un arrivo alle scaturigini della realtà, dove è come se non ci fossero più cose, ma essenze, non oggetti, ma emblemi, non il palpabile del sensorio, ma l’impalpabile, il rarefatto, le misteriose trasparenze del presensorio o del chimerico. Quanto più ci si addentra con lui nei minuti segreti del dato immediatamente empirico, tanto più si va a ritroso nelle zone del meta-empirico. E ciò senza velleitarismi, senza quel carico d’intenzionalità che dà nell’intellettualismo e comporta lo scacco di tante operazioni analoghe. E senza inoltre rinunziare a una tranquilla leggibilità che mette sempre a suo agio chi contempla i suoi quadri.

E’ che Viviani non altera il segno, non opera a deformare i dati rappresentati o a disarmonizzare i colori. Solo che questi sono trattati, si direbbe, con filtri particolari, composti e ricomposti secondo uno spettro lievemente spostato rispetto a quello normale. E accade allora, per effetto di ciò, che tutto si faccia vibratile, tutto assuma la cangiante mutevolezza di quelle ali di farfalla che sono tra i temi preferiti da Viviani. Ne vengono tele brulicanti e come palpebranti dell’inquietudine inafferrabile dell’infinitesimo; preziose, quasi miniate, e in pari tempo iridescenti, precise e insieme sfumate, sfuggenti, e come composte per dissolvenze. E il tutto risolto secondo una sapienza e continuità tonali che poi diventa il tessuto organico del suo lavoro.

E un’ultima cosa, a questo punto, va segnalata. E’ notoria, tra gli artisti d’oggi, la scoperta del tema ecologico: un’esplosione che presso tanti artisti ha determinato svolte e rapidi aggiornamenti, ha comportato gridi d’allarme e volonterose impennate polemiche. E’ significativo che la sua polemica, se tale è, Viviani la conduca non solo senza alcun ostensibile velleitarismo, non solo secondo le misure del non esclamato, del non gridato, ma con la tranquilla naturalezza di chi abita da molto tempo rive in cui altri stanno sbarcando oggi per la prima volta, e forse da turisti.

 

Roberto Viviani alla galleria "Milanart" di Bologna

Di LINO CAVALLARI (dal "Giornale d'Italia"- Bologna, 17/05/1974)

 

Quella di Roberto Viviani, un sensibile artista nato a Napoli nel 1932, diplomato all'Accademia di Belle Arti della città partenopea, si potrebbe definire per certi versi "macropittura" se si adotta come termine di riferimento lo "sharp focus" degli iperrealisti, ovvero l'ottica superacuta puntata verso l’oggetto. Ma conviene dire che Viviani è totalmente estraneo alla problematica assoluta della riproduzione meccanica del dato naturale: piuttosto l’ottica ingrandita verso qualche aspetto della realtà biologica - una farfalla, un fiore - corrisponde all’antica aspirazione di tutti i pittori di catturare l’immagine, di penetrarla e di percorrerla alla ricerca di quelle corrispondenze e di quel rapporto di simpatia diretta con l’universo determinato dall’intuizione.

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Milanart" di Bologna

di HELGA SCHNEIDER (dalla rivista "La settimana a Bologna"- 31/05/1974)

 

Ha esposto dall’11 al 24 maggio, alla galleria "Milanart", Roberto Viviani, nato a Napoli nel 1932 dove oggi insegna, vive e lavora. E quanta sensibilità, quanto amore, quanta dedizione nel guardare, nell’ascoltare e percepire il respiro della natura!

Oggigiorno, a chi si occupi d’arte, non è permesso commuoversi di fronte a cose che parlano all’animo (come, appunto, i lavori di Viviani), ma occorre essere distaccati, mettere il sentimento da parte e chiudere la porta in faccia alle emozioni che (ma guai se tu lo ammetti!) un’opera d’arte ti potrebbe trasmettere. Ma con Viviani dimostrarsi distaccati, diventa oltremodo difficile perché troppo belli sono i suoi colori, troppo seducenti le sue “inquadrature”, troppo soavi sono queste immagini che si dimostrano vive al punto da far quasi sentire all’osservatore il profumo della terra e il colore del sole, che vezzeggia farfalle, fiori, zolle erbose... Sono dettagli estratti da una totalità vasta e grandiosa che ci permettono, semplicemente, di avvicinarci gradualmente e dolcemente ai miracoli troppo spesso ignorati della natura, dalla quale l’uomo ha fatto di tutto per distaccarsi.

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Milanart"

di LUIGI SERVOLINI (dalla rivista "Le Venezie e l'Italia" Anno XIII n°5 Settembre-Ottobre 1974)

 

Artista di bella maturità e di limpida vena creativa, il napoletano Roberto Viviani, pittore e incisore, si è presentato con le opere più recenti, in maggio alla bolognese galleria "Milanart".

Nel catalogo illustrato presentazione critica di Mario Pomilio e ricco curriculum con bibliografia. Figurativo modernista stimabile per le raffinate composizioni, spesso allegoriche, ha particolare una sua fine poesia.

 

Roberto Viviani

Articolo non firmato dalla rivista "Valigia Diplomatica"

 

La Galleria MILANART dall' 11 al 24 maggio presenta le opere di Roberto Viviani. Un arte originale dove nel silenzio del paesaggio domina una gamma di fiorni-personaggio, privi di contrasti e di violenza.

La natura, qui presente, è creata per le emozioni e le sensazioni che l'osservatore quasi ne odora e capta dinnanzi ad ogni opera.

 


 

 

 

 

 

 

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