Roberto Viviani alla "Fumagalli"

 

di Lino Lazzari, da "L'eco di Bergamo", venerdì 20 dicembre 1974

 

La personale del pittore Roberto Viviani, che si è svolta alla Galleria d'arte "Fumagalli", ha affrontato la realtà di un mondo quasi irreale. Potremmo quindi essere portati a pensare chesi tratti di un espressione pittorica surrealista, ma faremmo di certo torto all'artista se volessimo definirlo così.

Roberto Viviani prende lo spunto ispirativo dalle cose vere, i fiori, le farfalle, i tronchi d'albero ecc., per costruirvi le sue immagini che possono si diventare irreali, ma nel concetto, nell'idea che si vuole esprimere.

Viviani si accosta ai suoi soggetti con un timore che si potrebbe dire "reverenziale", mosso unicamente dal desiderio di non rovinare nulla della bellezza che la natura gli presenta. E' facile, strappando un fiore, rompere l'incanto dei suoi colori e perderne il profumo; così comeè facile, cogliendo una farfalla, deturpare le meraviglie dell'arcobaleno stampate sulle sue ali.

D'altre parte questi soggetti racchiudono in loro una vita, sono il riflesso e il canto, insieme, di una poesia, forse la più bella che il creato ci presenta.

E su questa poesia, Roberto Viviani "crea" a sua volta il suo poema pittorico, inserendolo in atmosfere di trasparenti luminosità, colto dal desiderio di ammirare lui per primo e di fare poi ammirare agli altri l'infinita gamma di cromatismi che esprimono un loro particolare e ben definito linguaggio. Non crediamo debba essere fuori posto affermare che Viviani "fa parlare" la natura, e che egli impone a se stesso soltanto il compito di mettere in evidenza questi dati di fatto.

Chiaro che, per giungere a queste espressioni, l'artista deve abbinare un prezioso bagaglio di doti naturai ed una profonda sensibilità. In caso contrario troveremmo sulla sua pittura unicamente delle immagini incapaci a suscitare emozioni. Bisogna quindi ammettere che Roberto Viviani è un artista di valore e che il pubblico saprà certamente comprendere e apprezzare.

 

  
   "Risveglio", 1974

 

 

 

 

 
 

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