Viviani con il gallerista Bruno Ghelfi e lo scrittore Piero Chiara

Con M. Inardi e Bruno Taddei alla "Ghelfi" di Verona

Con Bruno Ghelfi e Giuseppe Berto

Interno della galleria "Ghelfi", esposizione di Viviani

 

Mostra di Roberto Viviani

di G. L. Verzellesi (da "L'Arena di Verona", giovedì 24 maggio 1973)

 

Allievo di Giovanni Brancaccio e di Emilio Notte, il pittore Roberto Viviani, che in questi giorni espone alla galleria Ghelfi, non fa parte di quella cerchia di artisti napoletani il cui intento primario si manifesta nel "separare definitivamente (così scriveva Argan nel '63) la pittura di Napoli dal pittoresco napoletano".

Basta soffermarsi a guardare i quadri ora esposti e paragonare mentalmente la maniera vigorosa e squadrata di Notte, o quella sensuoso, fluida e vivida di Brancaccio, con i risultati pittorici conseguiti ultimamente da Viviani; basta istituire questi confronti per riconoscere che anche le tracce di Brancaccio, che permangono nelle più belle nature morte in mostra, sono così lievi da escludere ogni sospetto di imitazione pedissequa.

Viviani non sarà per altro da relegare tra i superstiti patiti del pittoresco napoletano: perchè la sua fedeltà a una certa tradizione implica sempre il proposito di rinnovare l'immagine senza imporle forzature non consentanee alla sua crescita, che si svolge al di là della descrizione di prescelti oggetti in posa, e raggiunge una seconda realtà, fatta di quei colori come sfocati, ricchi di una particolare vivezza sensuosa, trepida e appannata.

Si vedano in particolare: "Natura viva" (n.4) "Natura viva con farfalla" (n.3), "Natura e desiderio". E non si trascuri che si tratta di tre prove raggiunte per forza di immaginazione procedendo all'arricchimento di una fase pittorica, abbastanza incerta e opaca, di cui dà testimonianza la "Forma nascente" del '70 (n.19).

Misurare la distanza delle tre ultime nature morte da certe altre prove minori precedenti, vuol dire intendere e apprezzare la crescita interna della pittura di Viviani, che riesce ad essere libera anche se sembra legata a certa frenante penombra ottocentesca.

 

 

Il neo-figurativo di Viviani

di Sebastiano Saglimbeni (da "La Gazzetta di Mantova, 14-02-1973)

 

Roberto Viviani, con la sua pittura "pregnante di significati psicologici", ma non come vorrebbe Arcangelo Izzo, di "difficile lettura", ha conquistato il consenso e l'accoglimento di un pubblico eletto. Al salone della galleria di Cesare Ghelfi l'antologia pittorica, che risale all'ultimo periodo, più proposizionale e che non fa intravedere più linee eclettiche, racchiude l'euguale scrittura degli anni precedenti, del noviziato d'arte anche, ma tesa in un contesto di una neo-figurazione che pochi confronti consente a che a chi è aggiornato a tutte le proposte che non sono scostate dal recepire l'oggettività.

Paradigmatici alcune pagine come "Natura e desiderio", "Notturno", "Natura e vita", "Crepuscolo", "Da fiore in fiore", ed ancora "Natura viva". Roberto Viviani è insegnante all'Accademia delle belle arti, e la sua cultura, nel settore artistico, non l'ha minimamente spinto in cadute accademiche: purezza contenutistica e linguistica contraddistinguono il pittore intento nella sua narrazione che sa di ecologia e di elegia.

 

 

Alla galleria "Ghelfi"

di Jole Simeoni Zanollo (da "Vita Veronese" N. 5-6 del 1973)

 

Pittura intensa eppure evanescente, quella di Roberto Viviani; liricamente e modernamente condensata e orchestrata. Nato a Napoli, i suoi imenotteri e lepidotteri sono i protagonisti di un mondo ove il genere naturalistico riveste le ali delle sue farfalle: quelle farfalle appunto che volano da fiore in fiore e suggeriscono i titoli più suggestivi: "Polline d'oro", "Natura e vita", "Forma nascente", "In attesa dell'alba".

Una sensibilità che si fa fragrante a esprimere "Il ritmo generativo"; un messaggio che assume apparenze alate.

 

 

Ritmo e colore nella pittura di Roberto Viviani di ITALO CARLO SESTI (dalla rivista “Scena illustrata” – Roma, Maggio 1973)

Roberto Viviani è un pittore ancor giovane,che ha conosciuto già molti successi e riscosso numerosi consensi, sì che le sue opere sembrano eseguite dalla mano di un artista che abbia raggiunto una particolare maturazione. Invero Roberto Viviani milita nel campo della pittura e dell'incisione da molti anni. La serietà e l'impegno con cui ha sempre operato gli hanno consentito di esprimere il meglio di se stesso, lungo una linea evolutiva e una freschezza di immagini innegabilmente notevole. Non che egli abbia accettato compromessi e sollecitazioni, ricorrenti nella moda contemporanea, di cambiare ogni giorno per essere a la page coi tempi, perché anzi la sua peculiarità consiste proprio nella fedeltà al tema della natura morta. Bisogna, tuttavia precisare che mai egli si è ripetuto con pedissequa monotonia.

Viviani sente che il rinnovamento può e deve avvenire all'interno della stessa pittura che egli ama di un amore quasi fantascientifico. Per lui la fantasia accende i colori, muove la forma, animandola e oggettivandola continuamente. Nel frattempo il rigore con cui accosta i temi e la "pulizia" dei colori hanno un significato e un valore scientifico e fenomenologico, in quanto rappresentano il motivo stesso e la giustificazione del suo essere uomo e artista.

Instancabile ricercatore di suggestioni culturali, ha esplorato il mondo della pittura dai suoi più antichi e validi esponenti ai più moderni e contemporanei, senza restare legato a nessuno, anzi traendo da tutti il messaggio dell'arte, intesa come dura milizia, libertà espressiva e ricchezza di interiorità. Questa sua condizione di grazia gli fa piegare lo spessore materico alle sue esigenze intellettive, che si rivelano nella costruzione della forma, e al suo dettato interiore, che si manifesta nelle campiture cromatiche, attualmente sottolineare da un segno grafico, teso a fare del colore un oggetto.

Partito da una posizione interrelazionale tra l’“io” e l'oggetto, in questi suoi ultimi raggiungimenti Roberto Viviani è pervenuto al dominio dell’oggetto, che è paesaggio spirituale, esperienza di policromia napoletana, trasferita nell’ambito di una sensibilità universale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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