Viviani al "Sigillo" di Padova

di BRUNO LUCREZI (dal catalogo della personale alla Galleria “Il Sigillo” – Padova, 31/12/1970)

 

Quel che mi colpisce in Roberto Viviani è una sorta di apparente contrasto o, diciamo meglio, di duplicità della sua ispirazione: la quale da una parte è costantemente tesa a cogliere, nelle figurazioni sue, quello che Giuseppe Martano con felice intuito – l’intuito di un filosofo che è anche un artista - ha chiamato "il ritmo genetico della physis, e dall’altra è portata poi sempre a chiudere e comporre quella materia, per sé labile e sfuggente, quasi impalpabile, entro ritmi architettonici d’un taglio rigorosamente classico.

Ne vien fuori una pittura che è insieme emotiva e razionale, romantica e classica, ricca di un cromatismo di volta in volta tenero, dolce, sontuoso, di stampo impressionistico, e al tempo stesso d’un impianto geometrizzante, a tratti addirittura arcaico nella severa e spoglia semplicità sua: indice di un temperamento emotivo e moderno, immerso nel flusso vibrante e inarrestabile delle cose, e di una cultura “antica” e profonda, che tutto sa poi ridurre il fatto emotivo sotto il freno dell'arte, risolvendolo e risolvendosi in autentica contemplazione estetica.

E’ la sua via.

 

Viviani alla galleria "Il Sigillo" di Padova

di SILVANA WEILLER (dal giornale “Il Gazzettino” - Padova, 08/01/1971)

 

Napoletano di origine e di formazione, Roberto Viviani, che espone ora al Sigillo, serba nella sua pittura una ricchezza tradizionale particolarmente incentrata nel rapporto coloristico.

Benché gli spazi siano rigorosamente scanditi sulla tela secondo linee e figure geometriche semplici, che spesso racchiudono il dipinto entro classici limiti di decorazione, la libera creazione del linguaggio di Viviani si ritrova nello sfaldamento opulento e vivido dei toni, che si accendono improvvisi, trascolorano, arretrano, prevalgono in un movimento quasi coreografico di massa.

Non è insignificante che l’autore si sia occupato a lungo e ripetutamente di scenografia, poiché il suo spazio pittorico mantiene il carattere precipuo della scena, per quel tanto d'irreale, inatteso e subitaneo che la finzione teatrale rende possibile e che qui la pittura traduce in fantastica evocazione attraverso una cosciente ed ispirata tecnica del pennello.

Non si tratta dunque di un gioco estetico, sia pur raffinato e audace, ma dell'originale trasposizione di una mobilità estranea alla dimensione piana del dipinto, captata con un'acuta e particolare sensibilità del tessuto coloristico.

 

 

Roberto Viviani

di ARCANGELO IZZO (Critico) Napoli, 31/12/1970

 

La tendenza a liquidare l'eredità delle generazioni passate, l'inquietudine presente in tutti, la febbrile insofferenza, con la quale gli artisti sono spesso passati da un movimento all’altro, ci hanno abituato ad assistere a una miriade di esperienze esasperanti e intricate, di tentativi diversi talora non compiuti. Ma il buon senso sembra sia ritornato a prevalere e da più parti si parla di una ripresa dell'arte figurativa, a discapito delle correnti più recenti, complicate e multiformi. Dopo il caos creato dalla pop-art, bisogna almeno riconoscere che il realismo pittorico si ricollega sullo stesso piano di favore delle tendenze più avanzate e rivoluzionarie. Per questi motivi si apprende con piacere che alcuni giovani hanno respinto consapevolmente l'attrattiva dei facili successi occasionali e provvisori per seguire la via più ardua e meno gloriosa dell'arte raccolta e intima, onde evitare l'imporsi del nuovo a forza. Ancor più importanti appaiono le risultanti del loro costante atteggiamento, in quanto hanno fagocitato la loro opera, hanno evitato ogni sbandamento e contemporaneamente hanno cercato e trovato un linguaggio nuovo, alieno dal realismo illustrativo, prospettico e fotografico, rifuggendo per altro da ogni accademismo.

È il caso di Roberto Viviani. L'incontro con questo giovane pittore ci ha offerto l'opportunità non solo d'iniziare un dialogo con un artista interessante per la sua complessa personalità e per il significato delle sue opere, ma ci ha consentito anche d'impostare un discorso più ampio sulla validità di alcuni movimenti artistici.

Roberto Viviani ha una personalità ricca di implicazioni intime, che non si lasciano interpretare da chi l'incontra per la prima volta. Sembra un uomo freddo, preparato, intelligente, ordinato, metodico, ma col passare del tempo scorgi in lui un calore di umanità, una dimensione spirituale insospettata, una fantasia fervida, una ricchezza di idee che, sollecitate dalla realtà, si manifestano, già nelle parole, con quella forma immaginata, cui si rassomigliano le cose che cadono sotto la vista. Così scopri che in lui non ci sono atteggiamenti voluti, affettazioni o deformazioni di concetti mutuati da altri. Ordine, sentimento, fantasia sono aspetti contemporanei di ogni idea, sono in Lui esistenziali, rivelano, cioè, la dinamica interna della sua vita, le leggi interiori senza le quali non sarebbe Lui ma un altro. Quindi il nitore dei colori, il dominio della forma, l’equilibrio dei toni freddi e dei toni caldi, l'intimismo, il cromatismo non sono che gli aspetti più evidenti e tangibili della profonda spiritualità e della fine sensibilità del Viviani. Egli ti parla di umanesimo e tu senti che l'arte per lui non obbedisce ad altra legge che a quella eterna della verifica umana degli ideali eterni di Ordine e di Bellezza. Il suo discorso è semplice, lineare, senza sforzo intellettualistico, come la sua pennellata che sa nascondere le vibrazioni del cuore ma è sempre attenta e tesa alla ricerca di un linguaggio pittorico meditato e controllato, di impasti e ritmi valevoli a creare un nuovo mondo poetico ad evocare sensazioni intense, a far apparire diverse le cose di sempre.

Il più delle volte le sue tele riproducono cose della vita quotidiana (un vaso, una brocca, un bicchiere) sottratte alla contingenza del loro significato reale e ricondotte, attraverso il ritmo dei colori e la forma dell'idea che le ha trasfigurate, nel mondo eslege dell'arte, ove la realtà è espressione dello spirito. Altre volte l'equilibrio interiore, l'armonia raggiunta dopo lunga macerazione interna, dopo la travagliosa ricerca di dare alla realtà una dimensione ideale, si esprime attraverso i fiori. Esplosione di luce e di ritmo, essi appaiono lontani o vicini, sogno e realtà, grazie all'accostamento dei colori, nei quali ti pare di leggere che la felicità (resa attraverso i colori caldi) si stemperi sempre nella realtà (la cui tristezza e malinconia è resa dal bleu dello sfondo).

In una delle opere di Viviani, "Immagini oggettive", "le cose" sembrano più raccolte, più unite, ma il vincolo è più ideale che reale; esso è nei colori, nel procedimento che distingue e unisce gli oggetti e le immagini, nel rapporto non più comparativo ma oggettivo esistente tra la realtà e il pittore, che sembra voglia circoscrivere il nucleo della sua ispirazione, ma in realtà conchiude un processo interiore, che ha risolto spontaneamente il suo ciclo evolutivo.

Il suo cromatismo, perciò, non è aspetto di arte raffinata e di esasperazione espressiva, ma rivela solo il rapporto che si può, se mai, istituire tra la pittura e la musica. Il merito di questo pittore è soprattutto quello di essere stato, come affermato all'inizio, sempre coerente con se stesso, di non aver subito sbandamenti e "disintegrazioni", di essere rimasto impegnato e ancorato ad una forma d'arte sempre valida.

Nel suo studio, dinanzi ai propri quadri, Roberto Viviani potrà dire a se stesso ciò che ripeteva ai critici un grande pittore americano: "Il coraggio di essere fedeli a se stessi comporta certi sacrifici: le mode fanno un tale baccano che uno deve avere una grande pazienza, se vuole sviluppare con coerenza i propri temi più intimi".

 

 

 

 

 

 

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