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Un figurativo.. magico!

Di C. ANGRISANI (dalla rivista "Eva"- Milano, 06/06/1964)

 

La Galleria "Santo Stefano" di Venezia ha organizzato una personale di Roberto Viviani, pittore e incisore napoletano. Viviani è un figurativo, ma non si ferma qui: ogni “protagonista” delle sue tele - un animale, un fiore, un oggetto, un angolo di paesaggio - lo immerge nella magia (diciamo così, per intenderci), una magia fatta di limpidi colori, di arabeschi sontuosi, di contrasti addirittura prepotenti. Potrebbe sembrare che non gli piacciano le mezze misure, che non gli piaccia il chiaroscuro, e che, pertanto, aborrisca le sfumature, i sottintesi; può sembrare a chi guarda le tele di Viviani appena di sfuggita. Se le osserva invece con attenzione, vede che anche l’intimità c'è, un'intimità che diventa atmosfera, che diventa calore e trasporto.

 

Roberto Viviani alla galleria "Santo Stefano" di Venezia

di GUGLIELMO GIGLI (dal giornale “Minosse”- Venezia, 30/05/1964)

 

La personale che Roberto Viviani ha allestito da Uccia Zamberlan a S.Stefano, ha detto, senza dubbio, molte cose su quelle che sono le più vitali voci dell’attuale pittura napoletana. Confinata ai bordi di una situazione culturale che aveva offerto molteplici ipotesi per le nuove soluzioni dei non pochi problemi prospettati dal dopoguerra delle arti, la pittura della grande città campana non ha mai offerto interessi alle cronache, per cui a Viviani si è guardato con particolare attenzione e, occorre dirlo, questo giovane è risultato con tutte le carte in regola per entrare in un ordine molto più vasto rispetto alla sua “provincia”.

La ricerca di Viviani, infatti, è compiuta, oltre che su una solida base culturale, soprattutto su un impegno preciso ad esiti del tutto originali. La sua “forma” nel mentre a volte sembra riandare agli echi più emozionanti degli affreschi pompeiani, altre viene misurata su dimensioni assolutamente nuove, dove l’eleganza dell’impaginazione si avvalora di un disegno semplice ma artistico, pensato e concludente. Il colore stesso, quasi sempre acceso pur se controllato negli accostamenti e disposto con estrema intelligenza di toni, si equilibra perfettamente nell’enunciazione oggettiva e presenta alcune intuizioni cromatiche che impreziosiscono le stesure e le sostanziano di apporti senza richiami o riferimenti.

 

Roberto Viviani Galerie "Santo Stefano",  Venice

di PIERRE MORNAD dalla rivista ("La revue moderne" - Paris, 01/03/1965)

 

Peintre-graveur napolitain, Roberto Viviani est professeur à l’Académie des Beaux-Arts, à Barra-Napoli. Artiste essentiellement figuratif, il « dècante », pour ainsi dire, sa facture, il la spiritualise par le trait et la nuance, lui donnant une surnaturelle légèreté d’expression sensible dans ses figures comme dans ses natures mortes, peintes ou gravées auxquelles il donne souvent une étrange somptuositè et, parfois, un aspect décoratif proche de l’abstrait, telle, par exemple, sa Fleur magique.

Signalons surtout l’admirable attitude méditative et l’expression spiritualisée de ce prélat mitré, la tête inclinée sur ses mains jointes, et aussi la grâce subtile et charmante de cette femme arlequin et de cette autre à l’oiseau, qui semble une religieuse en maillot collant.

Que d’étrangetés séduisantes dans l’oeuvre peinte et gravée de Roberto Viviani.

Depuis 1954, il a exposé à Naples, Rome, Génes, Messine, Bologne et obtenu des prix importants à Naples, Rome, Savonne.

 

 

Roberto Viviani

di VIRGILIO GUIDI (dal “Quaderno monografico” - Venezia, 06/07/1965)

 

Viviani: natura di artista che ancora ha nell'anima una condizione felice dell'arte, opposta ai tempi per nulla felici.

La modernità del pittore non contraddice la natura oggettivamente naturale, coerente all'aria che respira nella sua terra, dove, al contrario, è incoerente qualunque espressione viziosamente intellettuale. Infatti sono nell'opera riflessi di libertà e insegnamenti della pittura francese, di quella pittura, però, che non conduce al grande dramma della pittura attuale. Gli oggetti sono dell'esperienza, visti prima con gli occhi, trasposti poi dalla fantasia in una realtà di gioia.

La vivezza, la ricchezza del colore si sommano insieme ad un estro lineare sottomesso alla ragione stilistica. Ne viene fuori da tutto l'opera di un napoletano europeo.

 

 

Le incisioni di Viviani, Galleria Santo Stefano di Venezia

di ENRICO BUDA (dalla rivista “La vernice” - Venezia, 06/06/1964)

 

Una interessante personalità artistica è quella di questo incisore napoletano. Le sue emozioni sono autentiche e sincere ed egli si muove nel campo delle xilografie e delle acqueforti con una essenzialità ritmica senza traccia di accademismo e con sufficiente sicurezza e signorilità. Le opere, quasi tutte bloccate nella strutturizzazione, anche se ricordano nel movimento descrittivo gli oli, si arricchiscono per il processo grafico di una tecnica capace di cogliere tutte le sfumature. I suoi "paesaggi", "le figure" sono improntate, nel loro sviluppo, alla compattezza ed ad una delicata e poetica incisività.

Non si può parlare in lui di una tematica assoluta e preminente, piuttosto egli tende a richiamare momenti ed episodi della vita umana in una interpretazione che supera la stessa immagine.

Egli raggiunge questi risultati espressivi sviluppando una grafia lineare e scorrevole, sciolta e sottile con un ricamo pieno di freschezza e caratterizzato da un tracciato dal quale affiora, proprio per valori espressivi, una grande intensità.

La costante ricerca di un linguaggio intenso, da inserire nello spirito e nella ricerca pittorica o grafica, lo porta a caratterizzare proiezioni e sfumature di intenzione geometrica e di contrasto determinanti delicatissimi toni discorsivi.

Le sue opere, così, vengono prima percepite e poi acquisite per quel dato compositivo, per quella narrazione, per quella articolazione del racconto che lascia immutata la visione originale pur cogliendo i particolari momenti creativi, preoccupazione di penetrazione e di liberazione del reale.

 

Viviani alla galleria "Santo Stefano" di Venezia

di ALZETTA MANLIO (dal “Giornale Economico”, 14/05/l964)

 

Viviani si tuffa nella magia del colore con l’animo sospeso di chi sa di entrare in un mondo meraviglioso e pieno di incognite che gli prenderà la mano e rivestirà di vivi bagliori le immagini dei suoi sogni. Sono bianchi brillanti e rossi accesi, verdi freschi e gialli vivaci che occupano di prepotenza la tela; in altre tele invece il cromatismo si esprime in accordi più “seri” e riposanti, ma sempre lo stacco netto delle zone di colore, gli sfondi, talvolta preziosi talaltra semplici, nei quali sono proiettati gli oggetti, fanno aleggiare una trepida attesa.

C’è qualcosa che toglie alle cose usuali - fiori, conchiglie, stufe, cipolle, umili suppellettili - l’usura del quotidiano, e fa di ogni piccola tela un racconto sciolto e chiaro, una bella favola da “grandi” che sanno ancora scoprire e creare il misterioso linguaggio delle mute cose che ci circondano.

 

 

Roberto Viviani alla galleria "Santo Stefano" di Venezia

di PAOLO RIZZI (dal giornale “II Gazzettino” - Venezia, 26/05/1964)

 

Non lo si direbbe certo napoletano, Roberto Viviani. La sua personale, testé conclusasi alla galleria Santo Stefano, ce lo ha mostrato piuttosto in una direzione che diremmo vagamente francese, per la nitidezza formale e l’impianto sorvegliatissimo della composizione. Nature morte, interni, figure: il repertorio è quello tradizionale, innestato in una dimensione di ordine e di classica armonia. Le campiture di spazi sono sempre ben equilibrate; il disegno lucido; il colore tutto teso agli accordi finissimi; la pennellata pulita, tersa. Così almeno nella maggior parte dei dipinti. In altri, si nota la tendenza ad una materia più mossa, che dissolve le forme, anche se i toni restano sempre freschi. In sostanza, Viviani fa una piacevole pittura, un po’ manierata nella ricerca di eleganze formali, ma sempre dignitosamente composta, regolata sul metro di un’antica misura.

 

Viviani, Napoletano in laguna

articolo non firmato (da “Venezia Notte”, 03-06-1964)

 

Roberto Viviani è uno dei più noti pittori della giovane leva napoletana. Si è inserito da alcuni anni nella vita artistica nazionale ed internazionale, esponendo in molte fra le “piazze” più impagnative.

Non era mai stato a Venezia però, e questa era per l'artista una grave lacuna. E' stato perciò con grande entusiasmo che ha accolto l'invito di Uccia Zamberlan che ha messo a sua disposizione la Galleria Santo Stefano.

Questa mostra di Viviani ha uno scopo preciso. “Ho selezionato – dice – la mia produzione dal 1960 ad oggi cercando di sottolineare attraverso le visioni dei miei quadri le rottura della forma lineare verso un astrazione tonale, evidente nelle ultime opere. Ho inoltre preparato una serie di incisionei. Quest'ultimo genere mi sta ora molto a cuore. Ho ammorbidito il tratto, avvicinandomi quanto più posso alla pittura, al tonalismo. Queste almeno le intenzioni con “La sintesi del tratto”.

Sono partito da quella che era la scuola figurativa francese – prosegue Viviani – e qualche influenza ho potuto avere dall'espressionismo tedesco. Adoro Napoli, ma non sono mai stato “napoletano”. E' un gruppo, quello partenopeo, troppo tradizionale, troppo provinciale. Un problema che ho sempre sentito è quello dell'architettura della composizione cromatica. Nei miei quadri si notano sempre dei fiori: stanno diventando un po' l'impaginazione architettonica dei miei lavori. I miei soggetti preferiti sono le figure e le nature morte. Il paesaggio lascia molto aperta la composizione. Io cerco sempre di inquadrare, di chiudere”.

Viviani sarà prossimamente a Stoccarda, Verona, Ferrara

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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