Roberto Viviani espone alla galleria "Garofolo"

 

Di Giulio Ragazzoni, da "Il Gazzettino", 21-05-1963

 

La pittura di Roberto Viviani: un disegno sottile ed un colore tenue, una delicata gradazione di toni in un’atmosfera incantata, soffusa di luce. Un linguaggio limpido e sereno, ove lo spazio è tutto portato in primo piano, e il tempo sembra essersi fermato sull’apparente impassibilità dei volti. In "Ritratto", ad esempio, l’immagine, posta di prospetto, e campita sopra un fondo aureo, rivela un modellato definito soltanto da un delicato colore: ogni elemento di carattere contingente è depurato nella sottile orditura degli elementi compositivi. L’immagine vive nella fissità del suo sguardo, nella cristallina purezza delle sue forme; il fondo aureo non annulla l’araldico snodarsi del disegno, al contrario lo avvalora. Anche in "Immagine perduta", è dato notare questa medesima intonazione: una figura seduta, in veste da Arlecchino, osserva, assorta, avvolta da una atmosfera priva di spessore e tutta portata, quasi magicamente, in primo piano. I colori delicati, modulati nella chiarezza della luce, costruiscono l’immagine le cui forme si decantano in una limpida stesura di piani. Una maschera ricopre il volto di una "Figura" e le concede, in una con la veste, un accento irreale; i volumi si snodano fluenti sostanziali da un colore ancorato a una linea senza spessore. L'immagine vive oltre il tempo in uno spazio bi-dimensionale ove le forme acquistano l’inconsistenza della luce. In "Strelizie", sono alcuni fiori: esili steli si elevano da un fondo unitario, recando alcuni fiori; composizione originale per la semplicità del tema, e per la maniera sobria con cui è realizzata.

In "Natura morta" e in "Natura morta con fiori", gli oggetti paiono ridursi a macchie di colore tra loro accostate o fuse con sottile gradazione: la materia si dissolve e si trasforma, perde la sua concretezza, senza però sminuire il proprio significato. E il suo è un significato di natura cromatica: dalla purezza del colore, decantato nella luce, traggono una vitalità che si cristallizza nella atemporalità dello spazio.

Una intonazione raccolta si avverte in "Vescovo": un’immagine inginocchiata, il capo mitrato, chino nella preghiera o nella meditazione: un manto avorio, su cui ricadono le stole della mitra, avvolge la figura e la isola dagli altri elementi della composizione. La semplicità meditata dell'impianto, l'ampiezza della linea, il color avorio del manto, danno risalto al raccolto atteggiamento dell’immagine, il cui netto profilo si staglia tra la chiarezza eburnea del manto e quello della mitra. Un senso di solitudine è intorno: le cose scompaiono, divengono insignificanti a contatto con questa immagine che vive soltanto nell’interiorità della propria spirituale esistenza. Ed ancora alcune acqueforti: piccole case ed una siepe, un carro ed un ponte: un disegno sottile ma sicuro determina cose ed immagini avvolte da una delicata e trepida luminosità.

 

 

 

Roberto Viviani alla "Garofolo" di Rovigo

 

Di Leobaldo Traniello, da "L'avvenire d'Italia", 24-05-1963

 

Alla galleria Garofolo Roberto Viviani ha allestito una mostra personale in cui espone 19 opere fra pitture, xilografie ed incisioni; tutte opere che si guardano assai volentieri, impostate con chiarezza, realizzate con una tecnica sapiente e persino smaliziata, ma sempre rivolta al risultato finale, mai fine a se stessa.

Le opere esposte rappresentano il lavoro degli ultimi tre anni di attività dell’artista napoletano. Vi si nota un tenace attaccamento all’esperienza diretta del mondo circostante, ma filtrata attraverso una fantasia ordinata, precisa, sensibile. “Il Vescovo”, per esempio, è costruito con bella solidità, e pur rappresentando la figura di profilo, la massa definita dal piviale determina un senso di monumentalità che è sottolineato non solo dalla struttura lineare e simmetrica del fondo, ma dagli stessi impasti di colore che appaiono densi e vigorosi, pur nella delicatezza dei toni modulati più che contrastati.

Anche nei quadri in cui sono rappresentati dei fiori, in cui il soggetto sembra suggerire un fare più libero, meno definito, si rileva una composizione equilibrata, sia pure affidata più agli effetti cromatici che alla struttura del disegno.

Più che le xilografie, in cui la realizzazione appare un po’ trascurata, le incisioni confermano quel carattere di chiarezza, quell’amore per le forme definite che si trova nei quadri ad olio e che è senza dubbio l’aspetto più interessante e valido dell’arte di Roberto Viviani.

 

 

 

Roberto Viviani alla "Garofolo" di Rovigo

 

Di Leobaldo Traniello, da "Il resto del Carlino", 27-05-1963

 

L'arte di Viviani è serena, chiara, definita. Egli ama i soggetti che l’esperienza quotidiana e diretta della realtà gli fa conoscere: possono essere dei fiori come una propria bellezza che l’artista sa cogliere ed esprimere. Ed in questo studio della realtà si manifesta la personalità di Viviani.

Infatti il suo accostarsi alla realtà non è un atto passivo - ciò che non gli permetterebbe di uscire da uno sterile quanto inutile realismo - ma una ricerca, quasi, di emozioni da tradurre poi concretamente in forme pittoriche. In altre parole: la realtà è solo il punto di partenza. Poi interviene la fantasia ad elaborare il dato assunto mediante l'esperienza, per metterne in evidenza gli aspetti che maggiormente interessano l’artista.

Ecco, per esempio, il "Vescovo", definito in una massa che diremmo monumentale, messa in evidenza non solo dalla forma che assume il profilo del piviale, ma anche dagli stessi toni di colore, modulati con grande sensibilità, e messi in risalto da quei delicatissimi fiorellini decorativi; e dagli stessi impasti di colore che appaiono densi e pieni.

E già che siamo in discorso, accenniamo qui alla notevole abilità tecnica di Viviani: la sua pittura rivela una vera malizia nello stendere la materia cromatica, sì da ottenere un risultato di efficace pastosità, evidentemente coerente con la composizione ed il disegno dei quadri. E ciò si può notare anche in opere come la "Composizione", in cui il soggetto - dei fiori - sembrano aver suggerito un abbandono della definizione delle forme mediante disegno: ma il colore riesce sempre a suggerire uno schema, un’architettura.

 

 

 

 

 

 

 

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